Medvedev, allarme dal Cremlino: «Rischio di conflitto globale altissimo». E sulla Groenlandia sfida gli USA

Tornano ad alzarsi i toni della retorica russa per voce di Dmitry Medvedev. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza di Mosca, in un’intervista rilasciata oggi all’agenzia Tass, ha dipinto un quadro internazionale a tinte fosche, avvertendo che la situazione geopolitica attuale potrebbe sfuggire di mano da un momento all’altro. Secondo l’ex presidente, i pericoli di una guerra mondiale non sono diminuiti, anzi, rimangono “molto elevati”.

Medvedev ha riconosciuto l’esistenza di una riapertura dei canali diplomatici con Washington, confermando che sono in corso consultazioni su diverse tematiche, inclusa la risoluzione del conflitto in Ucraina. Tuttavia, ha ribadito che questi timidi segnali non bastano a rendere il contesto meno pericoloso. “Non siamo pazzi, non siamo interessati a un conflitto globale”, ha precisato, sostenendo che la Russia ha più volte tentato di portare la NATO al tavolo dei negoziati prima di avviare le operazioni militari.

Nel corso del colloquio, il numero due del Consiglio di sicurezza si è lasciato andare anche a scenari ipotetici e provocatori per il 2026. Rispondendo a una domanda sugli eventi improbabili ma auspicabili, ha suggerito che sarebbe “utile per l’intero pianeta” se la NATO si sciogliesse in seguito a un’uscita degli Stati Uniti o se l’Unione Europea presentasse le proprie scuse a Mosca, chiedendo di riprendere le forniture di gas e petrolio.

Non sono mancati riferimenti a questioni calde dell’attualità internazionale. Medvedev ha commentato le ambizioni del presidente americano Donald Trump sulla Groenlandia, chiarendo che “né la Russia né la Cina rappresentano una minaccia” per il territorio artico e definendo la questione una “sfida all’unità atlantica” che Washington deve risolvere con gli alleati europei. Infine, una dura condanna è arrivata sulla vicenda venezuelana: Medvedev ha bollato come un “disastro per il diritto internazionale” quello che ha definito il “rapimento” del presidente Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti.