Cronaca, Rimini. Bimbo accoltellato a Miramare: la famiglia fa causa a Prefettura e Croce Rossa per mancata vigilanza

A distanza di oltre quattro anni dal tragico pomeriggio che sconvolse il litorale riminese, la battaglia legale per il piccolo Tamin entra in una nuova, decisiva fase. I genitori del bambino, rimasto gravemente ferito durante la follia omicida dell’11 settembre 2021 a Miramare, hanno formalizzato una richiesta di risarcimento danni indirizzata alla Prefettura e alla Croce Rossa. Al centro della contestazione, riportata originariamente dal quotidiano Il Resto del Carlino, vi è la presunta responsabilità degli enti nella gestione di Somane Duula, il profugo somalo autore dell’aggressione, accusati di non aver esercitato il necessario controllo nonostante i segnali di allarme.

La vicenda affonda le radici in una giornata di inaudita violenza, durante la quale Duula colpì cinque persone, tra cui quattro donne e, appunto, il piccolo Tamin. Il bambino subì la ferita più grave: un fendente che gli recise la carotide, rendendo necessario un intervento chirurgico d’urgenza per salvargli la vita. Sebbene oggi le sue condizioni siano migliorate, il percorso di recupero resta lungo e complesso; le terapie dovranno proseguire per anni a causa dei danni permanenti riportati nell’attacco.

L’iter giudiziario penale si era concluso nel dicembre 2022, quando il tribunale aveva dichiarato l’aggressore non imputabile. L’uomo, giunto in Italia dalla Svizzera solo pochi mesi prima dei fatti, era stato infatti giudicato del tutto incapace di intendere e di volere, ottenendo come unica misura il ricovero in una struttura psichiatrica giudiziaria. Tale verdetto ha precluso ai genitori di Tamin la possibilità di ottenere un ristoro economico diretto dall’attentatore, spostando il focus legale verso le istituzioni che avrebbero dovuto monitorare il soggetto.

Secondo la tesi sostenuta dall’avvocato Maurizio Ghinelli, che assiste la famiglia in questa causa civile, sia la Croce Rossa che la Prefettura sarebbero state a conoscenza della spiccata pericolosità sociale e dei comportamenti aggressivi manifestati da Duula prima della tragedia. Il legale evidenzia come non siano state adottate misure cautelative adeguate per arginare il rischio, quantificando il danno subito dal piccolo in una cifra che si aggira intorno ai 100.000 euro.

Al momento, la strada verso un accordo appare in salita. I legali della famiglia spiegano che le prime risposte fornite dagli enti coinvolti delineano un reciproco scarico di responsabilità, un rimpallo che non sembra lasciare spazio a una risoluzione immediata. Proprio per questo motivo, la famiglia si è detta determinata a proseguire con risolutezza il contenzioso in sede civile, con l’unico obiettivo di ottenere giustizia e il riconoscimento dei danni subiti dal figlio in quello che doveva essere un tranquillo pomeriggio di fine estate.