Nuovi tasselli si aggiungono al complesso mosaico giudiziario sull’omicidio di Pierina Paganelli. Durante la seconda parte della nona udienza, celebrata davanti alla Corte d’Assise di Rimini, l’attenzione si è focalizzata sulle discrepanze relative agli indumenti indossati da Louis Dassilva, il 36enne metalmeccanico unico imputato per il delitto della 78enne, uccisa il 3 ottobre 2023. Al centro del dibattimento sono finite le testimonianze degli investigatori e del datore di lavoro dell’uomo, che hanno sollevato interrogativi sulla versione fornita dal sospettato e sui suoi movimenti nelle fasi cruciali dell’inchiesta.
Uno dei punti più critici emersi riguarda proprio il vestiario. Alberto Ciulla, agente della Squadra Mobile, ha illustrato in aula gli esiti di una serie di pedinamenti e appostamenti eseguiti per studiare i comportamenti di Dassilva. Secondo quanto riferito dall’agente, il 36enne consegnò spontaneamente scarpe, pantaloni e maglietta indicandoli come quelli indossati la sera del crimine. Tuttavia, le analisi dei filmati della “Cam3” risalenti al pomeriggio del 3 ottobre avrebbero smentito l’imputato: le immagini mostrano Dassilva con abiti radicalmente diversi da quelli sequestrati. Sul fronte delle t-shirt, è intervenuto anche l’imprenditore Marco Casali, datore di lavoro del senegalese, il quale ha confermato che l’azienda forniva regolarmente ai propri dipendenti magliette logate provenienti da una nota ditta riminese.
Parallelamente, la deposizione del vice ispettore Dario Zammarchi ha acceso i riflettori su un colloquio privato tra l’imputato e la moglie, Valeria Bartolucci. Durante un riascolto delle intercettazioni ambientali datate primo novembre 2023, gli inquirenti hanno isolato un passaggio ritenuto significativo avvenuto all’interno della loro auto. Zammarchi ha riferito che la donna appariva visibilmente preoccupata all’idea di essere nuovamente convocata in Questura, manifestando incertezza su cosa dichiarare in merito ai propri orari di veglia quella notte. Secondo la ricostruzione dell’investigatore, la Bartolucci avrebbe confidato al marito di non ricordare con precisione i dettagli necessari per fornire una versione coerente, abbassando il tono della voce proprio nel momento in cui ipotizzava un nuovo confronto con le autorità, avvenuto poi effettivamente pochi giorni dopo.
La difesa ha provato a incalzare Zammarchi sulla gestione delle prove video nell’area di via del Ciclamino. Il vice ispettore ha precisato che non sono state effettuate ulteriori acquisizioni di filmati poiché alcune telecamere erano state giudicate irrilevanti ai fini dell’indagine, mentre per altre il materiale era andato perduto a causa della sovrascrittura automatica dei nastri. Il processo è stato ora rinviato al prossimo 23 febbraio, data in cui è attesa in aula proprio Valeria Bartolucci, la cui testimonianza potrebbe rivelarsi determinante per chiarire i contorni di quella tragica notte di ottobre.










