San Marino. Truffa online da 450 euro: il giudice dispone nuovi accertamenti sul numero di telefono usato per raggirare la vittima, una insegnante sammarinese.

Un annuncio per la vendita di un divano pubblicato su Subito.it si è trasformato in una truffa ben orchestrata, consumata nel giro di pochi minuti all’interno dell’ufficio postale di Morciano di Romagna. È quanto emerso nel corso dell’udienza dedicata all’istruttoria di un procedimento penale per truffa aggravata, relativo a fatti avvenuti il 18 dicembre 2024.

La persona offesa, una insegnante sammarinese,  ascoltata in aula, ha ricostruito la dinamica dei fatti: dopo la pubblicazione dell’annuncio, viene contattata da un uomo che si presenta come “Jacopo”, interessato all’acquisto immediato del divano. Con tono rassicurante e incalzante, l’interlocutore spiega che il pagamento sarebbe avvenuto tramite un presunto nuovo servizio Postepay, guidandola telefonicamente passo dopo passo.

La vittima, sotto forte pressione psicologica e con tempi serrati, viene indirizzata fisicamente all’ufficio postale di Morciano di Romagna, nel momento di massimo affollamento. Qui, sempre seguendo le istruzioni ricevute al telefono, inserisce la propria carta e autorizza tre operazioni da 150 euro ciascuna, convinta di ricevere accrediti, mentre in realtà stava effettuando ricariche a favore di terzi. Solo l’intervento di un operatore postale le fa comprendere di essere stata truffata.

Dopo aver realizzato l’accaduto, la donna ricontatta l’uomo, che reagisce con insulti pesanti e sessisti. A quel punto decide di sporgere denuncia. In aula ha riferito di non essersi costituita parte civile e di non voler esercitare l’azione civile, uscendo così dal procedimento.

Durante l’udienza, il giudice ha evidenziato come il capo di imputazione descriva in modo sommario la dinamica dei fatti e come l’imputata formale sia la titolare della carta che ha ricevuto le somme, non l’uomo che ha materialmente condotto la truffa. È emerso inoltre che gli accertamenti si sono concentrati sulla carta di pagamento, ma non sulla titolarità del numero di telefono utilizzato per contattare la vittima, un’utenza Wind ancora attiva all’epoca dei fatti e riconducibile a una voce maschile.

La Procura ha sottolineato la possibile esistenza di una compartecipazione rimasta finora sotto traccia, evidenziando che l’identificazione dell’intestatario del numero potrebbe chiarire il reale assetto del reato e la catena delle responsabilità. Il difensore si è associato alla richiesta, richiamando il principio investigativo del “seguire i soldi”, ma anche i contatti.

Il giudice, condividendo la posizione della Procura, ha disposto la rimessione degli atti in istruttoria per svolgere ulteriori accertamenti sulla titolarità dell’utenza telefonica indicata nella denuncia, ritenendo l’approfondimento essenziale per individuare eventuali compartecipi o rafforzare l’impianto accusatorio esistente.

Il procedimento proseguirà dopo gli esiti delle verifiche disposte. La persona offesa, non essendosi costituita parte civile, non riveste più alcun ruolo processuale.

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