Un settore dalle grandi potenzialità, sia sanitarie che economiche, che a cinque anni dall’approvazione della legge stenta ancora a decollare. La cannabis terapeutica a San Marino si trova a un bivio, tra un quadro normativo considerato all’avanguardia e una serie di ostacoli che ne frenano il pieno sviluppo. A fare il punto sulla situazione è il dottor Claudio Muccioli, recentemente nominato referente delle aziende che operano nel settore, in un’analisi che traccia prospettive e criticità.
La legge 113 del 2021, sottolinea Muccioli, ha rappresentato “un passo significativo per l’inclusione della cannabis terapeutica nel sistema sanitario sammarinese”. Si tratta, secondo il neo-referente, di una normativa “responsabile”, poiché stabilisce che solo i medici autorizzati possano prescriverla, garantendo così “un uso sicuro e monitorato”. Un approccio che permette di offrire ai pazienti un trattamento personalizzato, minimizzando i rischi.
Dal punto di vista sanitario, la cannabis terapeutica si conferma “un alleato per la salute”. “Contiene principi attivi, come il THC e il CBD, che interagiscono con il sistema endocannabinoide del corpo”, spiega il dottor Muccioli. Tra gli utilizzi più consolidati c’è il trattamento del dolore cronico, dove molti pazienti hanno riscontrato notevoli miglioramenti in patologie come l’artrite o in contesti neurologici dove i farmaci tradizionali si sono rivelati poco efficaci. “La ricerca continua a esplorare i benefici e le potenzialità della cannabis”, aggiunge, ribadendo però un punto fermo: l’uso deve avvenire sempre “sotto supervisione medica”, poiché la risposta al trattamento è individuale.
Oltre ai benefici per i pazienti, il settore porta con sé un “impatto economico significativo e multiforme”. Con una regolamentazione adeguata, secondo Muccioli, questo comparto “può favorire una crescita sostenibile”, generando anche nuove entrate fiscali per lo Stato attraverso le imposte sulle vendite. Tuttavia, la realtà attuale mostra un quadro a due velocità. “Al momento, sul territorio sammarinese, sono presenti sette società che hanno ottenuto il nulla osta dal Governo per operare nel settore”, chiarisce il referente, “ma solo una di queste, ovvero Health Farm, ha dato avvio alla coltivazione”.
Cosa frena, dunque, lo sviluppo completo del settore? Secondo l’analisi del dottor Muccioli, gli ostacoli sono di natura sia economica che politica. “Per operare nel settore della cannabis sono necessari investimenti considerevoli, soprattutto per creare un’officina farmaceutica autorizzata”, spiega. A questo si aggiunge la necessità di compiere alcuni “passaggi politici” decisivi. Nello specifico, conclude, le questioni aperte riguardano “le relazioni con l’Italia e gli aspetti fiscali specifici del settore”, nodi cruciali da sciogliere per permettere a un’opportunità promettente di esprimere finalmente tutto il suo potenziale.













