Si chiude con una vittoria totale della difesa il lungo iter giudiziario che vedeva coinvolti una coppia di coniugi di origine albanese e un imprenditore italiano. I giudici del Collegio, sotto la presidenza di Fiorella Casadei, hanno pronunciato oggi martedì 3 febbraio 2026 una sentenza di assoluzione con formula piena, scagionando completamente gli imputati dalle pesanti accuse di trasferimento fraudolento di beni e false fatturazioni. La decisione dei magistrati mette fine a un calvario legale iniziato oltre quattro anni fa, restituendo onorabilità ai protagonisti della vicenda che erano sospettati di aver ripulito denaro derivante dal traffico di sostanze stupefacenti.
L’inchiesta aveva subito una brusca accelerazione nel novembre del 2021, quando il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Rimini aveva dato esecuzione a un imponente sequestro preventivo. Sotto la lente della Procura erano finiti un uomo di 48 anni e sua moglie di 47 anni, i cui beni erano stati congelati su disposizione del Giudice delle Indagini Preliminari. L’operazione mirava alla confisca di un patrimonio dal valore stimato di 500mila euro, composto da immobili di lusso e altri beni di valore, sulla base di una presunta sproporzione tra i redditi dichiarati e il tenore di vita effettivo della coppia.
Le origini del sospetto risalivano a un precedente giudiziario che aveva visto il 48enne condannato in via definitiva a 5 anni e 4 mesi per reati legati alla droga. Secondo la tesi sostenuta inizialmente dagli inquirenti, la coppia avrebbe collaborato con un commerciante italiano di 46 anni per creare un sistema di riciclaggio. L’imprenditore, in particolare, era sospettato di utilizzare la propria attività professionale come paravento per occultare introiti derivanti dallo spaccio. Tuttavia, la difesa, rappresentata dagli avvocati Giuliano Renzi, Tiziana Casali e Stefano Caroli, è riuscita a smontare punto per punto l’impianto accusatorio durante il dibattimento.
Il punto di svolta del processo è arrivato grazie alla relazione tecnica presentata dal perito della difesa. L’esperto ha dimostrato con prove documentali che i beni finiti sotto sequestro nel 2021 non erano il frutto di attività illecite, bensì il risultato di generose donazioni effettuate dai familiari dei coniugi albanesi. Parallelamente, è emersa l’infondatezza delle accuse riguardanti il giro di fatture false attribuito all’imprenditore 46enne. Con questa sentenza, i giudici hanno riconosciuto l’assenza di condotte criminali, disponendo il dissequestro del patrimonio e chiudendo definitivamente un caso che per anni aveva ipotizzato l’esistenza di un complesso meccanismo finanziario illegale.












