San Marino. CASO VALORI BOLLATI ALL’ISS. Gisella Micheloni condannata a 2 anni per malversazione, truffa e falsità in valori bollati

Il Tribunale Commissariale della Repubblica di San Marino ha scritto ieri l’ultimo capitolo, almeno per il primo grado, di un’inchiesta che per anni ha proiettato ombre inquietanti sulla gestione dei valori pubblici all’interno dell’Istituto per la Sicurezza Sociale.

GIUDIZIARIA GIORNALESM. Marche da bollo già usate e rivendute alle edicole sammarinesi. Iniziato il processo a Gisella Micheloni e a Wilson Conti

La sentenza pronunciata nel primo pomeriggio di martedì 3 febbraio 2026 dal Commissario della Legge Vico Valentini segna un punto di svolta per i protagonisti di questa vicenda, sancendo una condanna che pesa come un macigno sull’onorabilità di una ex dipendente pubblica già nota alle aule di giustizia.

Gisella Micheloni è stata infatti dichiarata responsabile dei reati di malversazione, truffa e falsità in valori bollati, ricevendo una condanna a due anni di prigionia, cinquanta giorni di multa per un totale di mille euro e tre anni di interdizione dai pubblici uffici.

Il dispositivo ha inoltre formalizzato l’estinzione dei reati per Wilson Conti, ex compagno della donna, con forti ipotizzati sintomi di depressione ed intenti persecutori nei confronti della stessa Micheloni, e indicato quale braccio operativo dello smercio dei bolli, a causa del decesso dell’uomo avvenuto lo scorso sedici gennaio, mentre per un episodio di tentata truffa è scattata la prescrizione per decorrenza dei termini.

La complessa architettura accusatoria, che ha coperto un arco temporale compreso tra il 2015 e il 2020, ha svelato un meccanismo sistematico di sottrazione e rigenerazione di marche da bollo da dieci euro originariamente apposte sui certificati Cites custoditi presso il Dipartimento Prevenzione.

Secondo quanto emerso dal dibattimento, la Micheloni avrebbe approfittato delle proprie mansioni di segretaria per asportare i valori, dai documenti originali, che venivano poi alterati per far sparire i timbri di annullamento e rivenduti a metà prezzo a ignari commercianti del territorio sammarinese.

Durante le lunghe udienze, la difesa ha tentato di scardinare l’impianto probatorio denunciando un clima di ostilità lavorativa e la mancanza di una perizia chimica definitiva sulle marche sequestrate, ma le testimonianze dei rivenditori e i rilievi della Gendarmeria hanno composto un quadro di colpevolezza che il Giudice ha ritenuto solido oltre ogni ragionevole dubbio.

Il verdetto odierno riaccende inevitabilmente i riflettori su un precedente storico risalente al giugno del 2007, quando la Micheloni, all’epoca operatrice presso l’ufficio postale di Acquaviva, subì una condanna in primo grado a sette mesi di prigionia per accuse speculari di malversazione e falso legate alla gestione dei pacchi postali e degli storni di cassa. In quella circostanza, tuttavia, il destino giudiziario della donna fu radicalmente diverso, poiché nell’aprile del 2008 il giudice di appello ribaltò completamente la sentenza, assolvendola con formula piena perché il fatto non costituiva illecito, derubricando gli ammanchi a semplici errori materiali dovuti a una condotta superficiale ma priva di dolo.

A differenza del passato, questa volta il Tribunale non ha ravvisato margini per la tesi dell’errore amministrativo, confermando la natura dolosa di una condotta che ha colpito non solo le casse dello Stato, ma anche l’integrità del patrimonio archivistico dell’ISS.

Oltre alla sanzione penale, per la quale è stata concessa la sospensione condizionale, la Micheloni è stata condannata al risarcimento dei danni patrimoniali e morali in favore dell’Eccellentissima Camera e dell’Istituto di Sicurezza Sociale, con la liquidazione definitiva rimessa alla sede civile.

Si chiude così una delle pagine più controverse della cronaca sammarinese recente, lasciando sul campo la conferma di una responsabilità penale.

L’esito di questo processo rimanda ora la palla ai giudici civili per la quantificazione dei danni qualora la stessa non faccia appello, mentre resta aperta la riflessione sull’efficacia dei protocolli di vigilanza interna che per quasi un lustro non sono stati in grado di intercettare il passaggio di mano di centinaia di valori bollati sottratti alle istituzioni.

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