Un muro di gomma contro cui rimbalzano appelli, lettere e centinaia di firme. È un grido di dolore, non solo fisico ma civile, quello lanciato dall’Associazione FSM “La Fibromialgia a San Marino”. Al centro della contesa c’è un Progetto di Legge depositato lo scorso settembre e rimasto, secondo i promotori, lettera morta nei cassetti della politica, mentre le scadenze istituzionali incombono inesorabili.
In un comunicato diffuso dall’associazione, i toni sono durissimi. I rappresentanti dei malati denunciano una “condizione paradossale” in cui si sentono “parte lesa” non per un abuso diretto, ma per essere stati “sistematicamente ridotti al silenzio”. La ricostruzione dei fatti parte dai numeri: il 15 settembre scorso è stato depositato un Progetto di Legge di iniziativa popolare, sostenuto da oltre 300 firme raccolte in soli tre giorni, ben oltre le 60 richieste dalla normativa.
Il regolamento prevede che l’iter legislativo – tra prima lettura, commissione e seconda lettura – si concluda entro 180 giorni. “Ne sono già passati quattro e tutto rimane nel silenzio”, attaccano dall’FSM. Con la seduta consiliare di febbraio alle porte, il timore è che l’ultimo mese utile trascorra invano, rendendo impossibile una discussione approfondita e rispettosa dei tempi tecnici. “Ci chiediamo se si possa davvero rendere un buon servizio al Paese discutendo una legge senza aver fatto i dovuti confronti”, si legge nella nota.
Ed è proprio il mancato confronto il nodo politico più spinoso. L’associazione lamenta l’esclusione dal tavolo di lavoro tecnico e dalla Commissione Sanità, nonostante – sostengono – ci fosse un’indicazione scritta del Governo per il loro coinvolgimento. Un atteggiamento che viene definito senza mezzi termini come una forma di “censura democratica” che coinvolgerebbe, secondo l’accusa dell’associazione, l’intero Ufficio di Presidenza, presieduto dalla Reggenza.
“Preoccupa profondamente il silenzio e l’ennesima presa di posizione che porta a un sistematico tentativo di mettere a tacere la volontà di una parte significativa della popolazione”, scrivono i referenti dell’FSM. Nonostante gli appelli formali inviati a sindacati, forze dell’ordine e Segreterie di Stato, e nonostante gli ordini del giorno approvati in passato in modo bipartisan, la sensazione è quella di essere ignorati.
“Noi non ci arrendiamo, pretendiamo risposte”, è la sfida lanciata alle istituzioni. La richiesta è che la politica rispetti le sue stesse regole, portando il provvedimento alla discussione nei tempi previsti dalla legge. “Non è più accettabile che le leggi siano fatte solo per chi le subisce e non per chi le fa”, conclude l’associazione, chiedendo che il confronto torni ad essere una pratica reale e non solo una parola vuota, per dare dignità a chi combatte ogni giorno con una patologia invalidante e ancora troppo poco riconosciuta.











