Arriva oggi l’epilogo giudiziario per i gravi fatti di sangue che, la scorsa estate, avevano scosso la tranquillità cittadina nella zona tra viale Bolognesi e via Decio Raggi. Il Tribunale ha emesso tre sentenze di condanna nei confronti dei responsabili del tentato omicidio consumatosi il 5 giugno 2025, un episodio nato come lite verbale e degenerato in un brutale agguato legato al mondo degli stupefacenti.
Davanti al Gip Massimo De Paoli si è definita la posizione degli imputati attraverso il rito del patteggiamento, concordato tra la Pubblica Accusa e il collegio difensivo. Le pene inflitte rispecchiano i diversi gradi di responsabilità nel sodalizio criminale: cinque anni di reclusione per la figura di spicco del gruppo, quattro anni per il secondo coinvolto e un anno e undici mesi per il terzo soggetto.
La ricostruzione dell’aggressione
La vicenda trae origine da una discussione avvenuta su una panchina nei pressi del Liceo Scientifico, scaturita da questioni irrisolte legate a debiti di droga. Secondo quanto accertato dalle indagini condotte dai Carabinieri di San Martino in Strada, il confronto si è trasformato rapidamente in violenza fisica: uno dei membri del gruppo ha colpito la vittima con un fendente all’addome. Il ferito, soccorso d’urgenza e trasportato all’ospedale Morgagni-Pierantoni, è riuscito a scampare alla morte evitando i colpi successivi. Gli aggressori erano stati poi individuati dai militari e sottoposti a misure cautelari con braccialetto elettronico.
Le pene e la strategia difensiva
La condanna più severa ha colpito colui che è stato identificato come il capo della banda, attualmente detenuto presso il carcere di Rimini. Pur non essendo l’esecutore materiale della coltellata, la sua posizione è risultata aggravata da una serie di ulteriori capi d’accusa, tra cui spaccio, tentata estorsione, evasione, favoreggiamento della prostituzione e agevolazione all’uso di droghe. Oltre ai cinque anni di carcere, per lui è scattata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il secondo imputato sconterà quattro anni ai domiciliari, mentre per il terzo la pena è stata sospesa.
Sul fronte della difesa, i legali che assistono il principale imputato hanno manifestato soddisfazione per l’esito dell’udienza di oggi. Gli avvocati hanno spiegato che la scelta del rito speciale era stata valutata fin dal principio, considerata la complessità del quadro accusatorio, e non hanno escluso la possibilità di richiedere in futuro l’accesso a percorsi di reinserimento sociale per il loro assistito.













