Recentemente si inseriscono nel dibattito sull’Accordo di associazione anche ricostruzioni di stampa europea secondo cui la Bulgaria starebbe mantenendo una linea di prudenza sul percorso dell’accordo, emergono segnali di cautela, richiamando soprattutto temi di garanzie e affidabilità nei profili più sensibili. A questo punto bisogna chiedersi perché proprio adesso. Quali elementi del contesto, negli ultimi mesi, hanno reso questi profili più sensibili e meritevoli di ulteriori garanzie? Cosa è successo? Spiegatelo.
Ma torniamo a parlare di San Marino, direttamente. Negli ultimi giorni è stata diffusa una comunicazione sull’accordo, anche sotto forma di opuscoli, con l’intento di semplificare ciò che questo percorso comporterebbe per il nostro Stato. Il problema è che molti cittadini, alla fine, hanno trattenuto un solo messaggio, cioè che fuori dall’accordo ci sarebbe soltanto isolamento. Questa impostazione non regge, non scherziamo.
In risposta a chi ha creato l’opuscolo, sempre che stia leggendo, San Marino, fino a oggi, ha lavorato, ha costruito relazioni, ha mantenuto scambi e ha preso decisioni anche senza questo accordo. Ridurre tutto a “o firmiamo o ci isoliamo”, a mio parere, non è coerente. Quando una scelta viene presentata come inevitabile, invece che spiegata nel merito, il risultato è creare sfiducia.
Se vogliamo parlare seriamente di isolamento, allora diciamo le cose come stanno, con coraggio. Il rischio non nasce dal fatto che i cittadini facciano domande per ottenere risposte vere. Il rischio di isolamento, semmai, nasce quando un Paese perde credibilità, dentro e fuori, perché non è chiaro su cosa si stia facendo, su cosa si stia accettando e su quali conseguenze si stiano mettendo in conto.
Le informazioni, prima o poi, circolano e, se non vengono spiegate per tempo, non si costruisce fiducia. Si alimenta solo sospetto. Per questo la polemica permanente contro presunti disinformatori è un errore. Un Paese si governa rispondendo alle domande, soprattutto a quelle scomode.
Nel frattempo la vita reale va avanti. E noi abbiamo famiglie che ogni giorno bussano alla Caritas, ma abbiamo anche persone che bussano alle istituzioni per un’altra urgenza che riguarda la salute. Da tanto tempo c’è chi convive con patologie invalidanti e chiedono solo di essere ascoltate e avere risposte nei tempi previsti, ma voi sempre i soliti rinvii.
Abbiamo bisogno anche di politiche abitative serie, perché ci sono famiglie che cercano casa fuori confine e, insieme a questo, stiamo perdendo anche sammarinesi che scelgono di andare via da San Marino.
Serve un cambio di passo nel metodo. O dite alla cittadinanza le cose come stanno, oppure è meglio fermarsi. Non dobbiamo perdere credibilità né dentro il nostro Stato né fuori.
Se domani questo percorso dovesse rallentare ancora o non andare in porto, chi si assumerà la responsabilità politica delle scelte, senza scaricare tutto su capri espiatori comodi?
Maurizio Tamagnini












