Ieri 5 Febbraio nella Repubblica di San Marino abbiamo celebrato sant’ Agata la con-patrona del nostro Paese.
Tutti hanno partecipato ai festeggiamenti dalle più alte Autorità al popolo in particolare con la tradizionale processione da Borgo Maggiore a San Marino e ritorno. Occorre fare un plauso a tutti coloro che hanno curato la preparazione della processione in particolare ai giovani scout che hanno portato il quadro per l’intero percorso. Il tempo atmosferico ci ha accompagnato con nuvole e schiarite come sono le vicende nella vita di ognuno di noi e della nostra Repubblica.
E’ interessante approfondire, facendoci guidare dalle parole del volume: “Sant’Agata: presente e bella” di Matilde Frangiamone e Gioia Lanzi, come questo legame che ha come protagonisti Agata e i Sammarinesi, ci racconta del legame tra patrioti e popoli (legame che non segue i criteri di famiglia e razze secondo il sangue); come nei tratti dei primi si rintracciano quelli dei secondi, e viceversa, come si possano capire i popoli “leggendo” i loro patroni, dalla cui vita discendono norme non scritte, ma irrinunciabili, pena la perdita appunto della identità nazionale.
Questo legame è spesso sotterraneo, nascosto e ignorato: come tutte le cose carissime cui però si è fatta l’abitudine, ogni tanto deve essere recuperato e riproposto, anzi.: è provvidenza che ci sia qualcuno che ogni tanto si muove a far questo.
In tal modo la tradizione e l’insegnamento di chi ci ha preceduto si trasmette come bene prezioso e “tesoro di famiglia “, come direbbe il cardinale Biffi: rinnovare le proprie origini è il dono più serio che gli eredi del primo e del secondo millennio della christianitas possano fare a chi vivrà la sua vita nel terzo.
Capire Agata, capire perché Agata è con-patrona, vuol dire per i Sammarinesi capire la verità di sé stessi e trovare il fondamento della carissima libertà: che non è affatto e non è solo il non avere padroni, ma sapere a chi rendere conto della propria vita.
Ci sono parole quasi impronunciabili, come patria e libertà, parole fraintese e sciupate da abusi e strumentalizzazioni: la gente di San Marino può dirle ancora senza timori.
Disse Agata a chi voleva piegarla con lusinghe: “La massima libertà è quella nella quale si riconosce di essere servi di Cristo” (Passio, Q. 1°, §29 ): sono le stese parole dell’antico Sammarinese Martino di Montecucco che il 3 luglio 1296, a chi lo interrogava a proposito della libertà , rispose che “L’uomo nasce libero, e possiede il suo , e di ciò non è tenuto ad alcuno se non al Signore nostro Gesù Cristo”.
Per questo invitiamo a non applicare il detto del proverbio: “Passata la festa, gabbato lo santo”, ma che ognuno sia conscio del compito che ci aspetta è quello di rivitalizzare la nostra identità sammarinese fondata sui valori che derivano dalla nostra storia millenaria per trasmetterla alle nuove generazioni.
Comunicato stampa – Centro Sociale S. Andrea












