Un 42enne pesarese, fermato dalla polizia stradale a Riccione mentre era alla guida in compagnia della fidanzata, potrebbe essere prosciolto dall’accusa di guida sotto l’effetto di stupefacenti grazie alla recente pronuncia della Corte Costituzionale sulla riforma del Codice della Strada.

La vicenda risale a un controllo durante il quale gli agenti sottoposero l’uomo a un test salivare preliminare, risultato positivo ai cannabinoidi. Le forze dell’ordine decisero quindi di procedere con accertamenti più approfonditi presso la struttura mobile, ma in quella sede emersero le prime complicazioni.
Il 42enne non riuscì infatti a trattenere il tampone nel cavo orale per il tempo richiesto dalla procedura. Gli operatori interpretarono il comportamento come un rifiuto a sottoporsi all’esame, equiparandolo di fatto a un esito positivo. Ne seguì il ritiro della patente per sei mesi.
L’uomo impugnò il provvedimento davanti al giudice di pace, che gli diede ragione e dispose la restituzione del documento di guida, rilevando l’assenza dei decreti ministeriali necessari a disciplinare le modalità concrete di esecuzione del test.
La Procura chiese tuttavia l’emissione di un decreto penale di condanna, con una pena dell’arresto convertita in sanzione pecuniaria di 5.000 euro. Il 42enne, assistito dall’avvocato Paolo Ghiselli, ha presentato opposizione.
La recente sentenza della Consulta sulla normativa voluta dal ministro Salvini nel 2024 potrebbe ora risultare decisiva. I giudici costituzionali hanno infatti stabilito che il reato sussiste solo quando l’assunzione di sostanze stupefacenti rappresenta un pericolo concreto per la sicurezza stradale. Non è sufficiente dimostrare un consumo pregresso: occorre provare che la droga fosse ancora presente nell’organismo in quantità tali da compromettere, almeno potenzialmente, le capacità di guida.
Spetterà ora al tribunale penale stabilire definitivamente se l’uomo si sia effettivamente rifiutato di sottoporsi agli accertamenti.











