Ci sono documenti che restano chiusi per anni nei cassetti delle procure americane e che, una volta aperti, raccontano anche piccole storie che i “giornaloni” internazionali non hanno alcun interesse a raccontare. Da quando nel 1993 ho iniziato a calpestare il selciato del Pianello – allora ero un giovane redattore – ho imparato a diffidare delle apparenze. Ma quello che emerge oggi dal dossier su Jeffrey Epstein non è solo un dettaglio pruriginoso sul suo “amore” per San Marino (“I like San Marino”), come tutti hanno già raccontato: è la cronaca di un proiettile che la Repubblica di San Marino ha schivato per un soffio.
Infatti, mentre i titolisti di mezzo mondo si perdevano a cercare nomi di principi e presidenti nel “Little Black Book“ del predatore americano, la notizia vera per la comunità del Titano – quella che avrebbe potuto incenerire la reputazione del Titano – è rimasta sepolta sotto uno scarabocchio di pagina 78. Nella sezione “S” della rubrica di Epstein, subito dopo San Francisco, compare un appunto scritto a mano, veloce, quasi febbrile: “I like San Marino – Ask about citizenship”.
Perché questa notizia è sfuggita ai più? La risposta sta nella natura stessa dei documenti su cui molti hanno lavorato: gran parte della stampa internazionale – e locale – si è fidata delle versioni “typed”, ovvero semplici trascrizioni digitali che omettono sistematicamente i commenti a margine, oppure di documenti ufficiali dove pesanti barre nere di censura coprivano quegli appunti, ritenuti erroneamente “irrilevanti” e quindi da occultare nel rispetto della privacy, oggi riconosciuta diritto anche dei mostri “accertati” tali oltre ragionevole dubbio. Laddove però lo scarabocchio originale di Epstein è rimasto visibile, ci hanno pensato i software di riconoscimento testi (OCR) a fare il resto, interpretando quella parola finale come “property” e non come -sembra realmente scritto a mano – citizenship. Così, in talune interpretazioni, si è pensato che Epstin intendesse valutare se fare un investimento immobiliare a San Marino.
Se, invece, si guarda l’originale con occhio attento, la parola celata da quella specie di scarabocchio sembra essere “citizenship”. Cittadinanza. Epstein non voleva una casa con vista sulla Valmarecchia; pensava a un passaporto sammarinese. Cercava, forse, lo scudo di uno Stato sovrano, un approdo giuridico dove l’estradizione verso gli Stati Uniti sarebbe stata una missione impossibile per l’FBI. Puntava – addirittura, vien da ipotizzare – a diventare un “Ambasciatore a disposizione”, protetto dall’immunità, per trasformare la Repubblica nella sua cassaforte legale e personale?
Il piano non era un’idea astratta. Nel marzo 2012, Epstein è in chat con Thorbjørn Jagland, allora Segretario Generale del Consiglio d’Europa. Jagland annuncia a Epstein la sua imminente visita ufficiale sul Titano, dove il primo di aprile sarà oratore ufficiale delle cerimonia di insediamento dei nuovi Capitani Reggenti, Italo Righi e Maurizio Rattini. La risposta del miliardario è un secco e inquietante: “I like San Marino”. E successivamente appuntò “Ask for citizenship”
In quei mesi del 2012, la politica sammarinese vedeva al timone degli Esteri Antonella Mularoni di Alleanza Popolare. Dai documenti in mio possesso non risulta che Epstein abbia mai dato seguito all’intenzione manifestata in quell’appunto. Non sappiamo se la richiesta sia mai stata formalizzata o se sia rimasta un desiderio inespresso (magari il Segretario di Stato di allora o il suo Successore, Pasquale Valentini del PDCS potrebbero confermare o smentire), ma una cosa è certa: il Titano, all’epoca, viste le successive rivelazioni su Epstin, ha rischiato seriamente di finire nel tritacarne della cronaca nera, scabrosa mondiale.
Per chi pensa che Epstein fosse solo un fantasma lontano, basta guardare i registri di volo del suo Boeing 727, il famigerato “Lolita Express”. Nei log compare la sigla RMI. E’ quella dell’aeroporto “Federico Fellini” di Rimini – che per la Repubblica è lo scalo naturale per i jet privati – punto di accesso logistico per il Titano. Rimini era il parcheggio per i suoi aerei, la porta di servizio per i suoi emissari che studiavano il terreno sul Titano?
Io non sono sammarinese, ma – risiedo a pochi chilometri oltre il confine – “vivo” questa terra da trent’anni e ne conosco le fragilità. Provate a immaginare, per un solo secondo, cosa sarebbe successo se Epstein fosse riuscito a ottenere quel passaporto “biancazzurro”. Che figura avrebbe fatto la Repubblica davanti al mondo intero quando è scoppiato lo scandalo? Sarebbe stata la fine della credibilità internazionale di questo nobile Stato?
Questa storia – che ho voluto raccontarvi, come ogni favola per i bambini – ha una morale intrinseca: insegna che non si può mai essere troppo prudenti quando si parla di concedere cittadinanze o residenze. Quando un potente “si innamora” improvvisamente di San Marino, bisogna saper distinguere tra un apprezzamento turistico e un piano per garantirsi l’impunità… Vale per commercianti di anime, vale per spregiudicati finanzieri, vale per potenziali terroristi… Fortunatamente, nel 2012, sia il “like” che “l’ask” di Epstein sono rimasti solo uno scarabocchio su una rubrica nera. Ma la lezione resta valida ancora oggi: la sovranità non è una merce di scambio, e chi siede nei palazzi deve continuare a tenere la guardia altissima, perchè anche un solo individuo “marcio” rischia di far “marcire” tutta la comunità sammarinese.
Enrico Lazzari












