Cronaca. Rimini, negati i domiciliari al 31enne albanese che uccise Giuseppe Tucci: “Indole violenta”

Restano chiuse le porte del carcere per Klajdi Mjeshtri, l’ex addetto alla sicurezza condannato per la morte del vigile del fuoco Giuseppe Tucci. Il Tribunale della Libertà ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa del 31enne di origine albanese, confermando la necessità della detenzione in cella. I giudici hanno ritenuto che le esigenze cautelari siano rimaste immutate, dipingendo un quadro psicologico dell’uomo incompatibile con misure meno afflittive.

Giuseppe Tucci

La pericolosità sociale

Nelle motivazioni del rigetto, i magistrati bolognesi hanno posto l’accento sulla preoccupante mancanza di autocontrollo dimostrata dal detenuto. L’analisi si è concentrata sulla dinamica dell’aggressione avvenuta il 12 giugno 2023 all’esterno del locale Frontemare: nonostante la vittima fosse in stato di alterazione alcolica e venisse già allontanata da altri colleghi della sicurezza, Mjeshtri ha scelto di inseguirlo e colpirlo. Una reazione che, secondo le toghe, evidenzia una natura impulsiva e aggressiva, incapace di gestire provocazioni anche di media entità, aspetto critico per chi svolgeva mansioni di ordine pubblico.

No al braccialetto elettronico

È stata scartata anche l’ipotesi degli arresti domiciliari con controllo elettronico. Il Tribunale ha argomentato che tale misura richiede una capacità di autodisciplina che il 31enne non possiede. A pesare sulla decisione c’è anche il passato dell’uomo: dagli atti è emerso un precedente episodio di violenza in un’altra discoteca, dove aveva colpito un avventore al volto, confermando che l’aggressione a Tucci non è stata un caso isolato ma parte di una condotta reiterata.

Il percorso giudiziario

Mjeshtri sta scontando una condanna definitiva a 10 anni, determinata lo scorso settembre dalla Corte d’Appello di Bologna. In quell’occasione era stata confermata l’accusa di omicidio preterintenzionale, escludendo la volontarietà del gesto come invece richiesto dalla Procura e dai familiari della vittima. La pena, inizialmente di 12 anni, è stata ridotta grazie all’applicazione della Riforma Cartabia. La famiglia Tucci attende ora le motivazioni della sentenza di secondo grado per valutare un eventuale ricorso in Cassazione.