La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, risulta nuovamente indagata dalla Procura di Milano con l’ipotesi di reato di bancarotta in relazione al fallimento della Bioera spa, una delle società riconducibili al gruppo attivo nel settore del bio-food che era stato guidato dalla senatrice di Fratelli d’Italia fino al 2021.
L’iscrizione nel registro degli indagati arriva dopo il deposito della relazione redatta dal curatore fallimentare, atto che ha fatto seguito all’apertura, da parte del Tribunale fallimentare di Milano, della procedura di liquidazione giudiziale avviata alla fine del 2024. Gli accertamenti della magistratura milanese si concentrano ora sulla gestione della società e sulle eventuali responsabilità connesse al dissesto, nel quadro delle verifiche previste dalla normativa fallimentare.
L’inchiesta si inserisce in un contesto giudiziario già complesso e rappresenta un nuovo sviluppo sul piano giudiziario per la ministra, mentre proseguono le attività di ricostruzione della situazione patrimoni
Indagati anche alcuni ex amministratori della società
Con la ministra del Turismo sono indagati per il crac della società quotata in borsa, dai pm Luigi Luzi e Guido Schininà e dall’aggiunto a capo del pool sui reati economici, Roberto Pellicano, anche alcuni ex amministratori della società. L’indagine segue, oltre a quelle per falso in bilancio sui conti del gruppo Visibilia già a processo e quella ferma in udienza preliminare per truffa allo Stato sulla cassa integrazione covid, il fascicolo che ha coinvolto Santanchè sempre per bancarotta per il crac della Ki Group srl di cui è stato accertato un “passivo esposto in ambito concordatario” da 8.625.912,96 euro e in cui sono indagati anche l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro, Michele Mazzaro, Antonino Schemoz, Stefano Crespi e Filippo Rolando. I magistrati sono ancora in attesa invece delle carte del liquidatore relative al Ki Group Holding, l’ultima azienda del Gruppo dichiarata fallita per lo “stato di insolvenza” e gravata da oltre 1,4 milioni di debiti, per poi riunire in unico fascicolo d’indagine le tre vicende.
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