San Marino sta attraversando una delle ore più buie della sua storia repubblicana recente.
Mentre il Tribunale alza un solido muro contro quello che definisce un vero e proprio attentato alla sovranità dello Stato, sembra orchestrato da una lobby bulgara con complicità interne, un altro fronte rischia di aprirsi a migliaia di chilometri di distanza: quello dei Pirenei.

Fine prematura dell’attuale governo, con durata a scadenza al massimo tra un anno, e referendum sono gli argomenti politici più sentiti. Le nubi che si addensano sul referendum di Andorra minacciano di far crollare l’architettura dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, lasciando il Titano solo e vulnerabile davanti a Bruxelles.
In questo scenario di “piano parallelo” e scricchiolii diplomatici, la Repubblica si scopre sotto assedio, stretta tra la necessità di difendere la propria giustizia dai ricatti e il rischio di un isolamento internazionale che potrebbe durare decenni.
Se Andorra dovesse davvero sfilarsi dall’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, come parrebbe, non saremmo di fronte a un semplice incidente di percorso, ma a uno spartiacque politico capace di trascinare San Marino in un isolamento pericolosissimo: sarebbe l’unica rimasta a chiedere l’accordo di associazione. L’intera operazione è nata come una strategia di sistema, pensata per permettere ai micro-Stati di presentarsi a Bruxelles con una massa critica minima. Senza questa unione, la forza contrattuale svanisce e i singoli Paesi tornano a essere dossier marginali, privi di peso reale nelle stanze che contano.
Il motivo per cui Andorra sembra ormai prossima a fare un passo indietro risiede in una miscela esplosiva di politica interna e sfiducia internazionale. A differenza del Titano, dove sono i Garanti a decidere, il Principato deve affrontare lo scoglio di un referendum che, secondo le rilevazioni più recenti, vede oltre il 60% della popolazione fermamente schierato contro l’accordo. Gli andorrani temono che l’apertura al mercato unico distrugga i monopoli locali e il loro peculiare modello economico, preferendo la sicurezza dei propri confini a un’integrazione che appare piena di incognite.
A questo si aggiunge la frustrazione per il “pacchetto unico” con San Marino: Andorra percepisce di essere zavorrata dalle criticità del sistema finanziario sammarinese, sentendosi trascinata in un gorgo di controlli e sospetti che non le appartengono.
Dal punto di vista formale, l’uscita di scena di Andorra non farebbe saltare il tavolo per legge, ma la politica a Bruxelles vive di segnali. Se il partner percepito come il più solido e ordinato decide di ritirarsi, il messaggio che arriva ai 27 Stati membri è devastante: se persino Andorra dice di no dopo Montecarlo significa che l’accordo non è conveniente.
La San Marino del ”compagno” Beccari resterebbe così l’unico interlocutore, privo di paracadute e con un potere negoziale ridotto al minimo. In uno scenario simile, l’Unione Europea non avrebbe più alcun incentivo a mediare e le condizioni verrebbero semplicemente dettate dall’alto, con richieste ancora più stringenti su temi bollenti come la giustizia e la vigilanza bancaria.
Il vero incubo diventerebbe però la ratifica. Con un solo micro-Stato superstite, l’Accordo diventerebbe fragile e vulnerabile ai capricci di ogni singolo Parlamento nazionale. Basterebbe un solo veto , magari proprio quello di una Bulgaria oggi ostile, per congelare il dossier per i prossimi dieci o quindici anni o addirittura a farlo saltare definitivamente.
San Marino rischierebbe di passare da partner da integrare a problema da gestire, perdendo l’ultimo scudo politico in un momento in cui le pressioni esterne e il “Piano Parallelo” denunciato dalla magistratura mirano proprio a scardinare la sovranità dello Stato.
In questo braccio di ferro, la storia insegna una verità elementare: quando si negozia senza alleati contro un gigante, le regole le scrive sempre chi è più forte ed ovviamente non è San Marino.
Ma la domanda che oramai tutti si fanno e’ solo una, ovvero: ma c’è proprio bisogno?
Marco Severini – direttore GiornaleSM











