Un incubo durato sette anni si è concluso oggi, mercoledì 11 febbraio 2026, con l’intervento restrittivo della magistratura nei confronti di un uomo residente nell’entroterra di Rimini. Il protagonista della vicenda, un quarantenne della zona, è stato colpito da una misura cautelare che gli impone il divieto di avvicinamento alla ex compagna, con l’aggravante dell’applicazione del braccialetto elettronico per monitorarne gli spostamenti. La decisione arriva al termine di una spirale di violenze fisiche, psicologiche e verbali iniziata nel 2019 e proseguita inesorabilmente nonostante la presenza dei due figli piccoli della coppia.
Il quadro accusatorio, emerso dalle indagini coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani, descrive una quotidianità segnata da aggressioni nate per banalità, che spesso costringevano la donna a ricorrere alle cure ospedaliere. Oltre alle percosse, la vittima subiva una costante pressione psicologica: il compagno la accusava di essere una parassita poiché il suo stipendio era inferiore al proprio, facendole pesare il divario economico come strumento di controllo. A questo scenario si aggiungeva una gelosia ossessiva che si manifestava con una pioggia di messaggi e chiamate minatorie ogni qualvolta la donna provava a trascorrere del tempo con le proprie amiche.
La situazione è precipitata drasticamente verso la fine del 2025, quando la convivenza era ormai ridotta a un rapporto da separati in casa. In quel periodo, le intimidazioni sono diventate esplicite minacce di morte; secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe urlato alla vittima l’intenzione di tagliarle la gola e aggredirla fisicamente. In un’occasione particolarmente critica, la donna è stata costretta a barricarsi nella camera dei figli per sfuggire alla furia del compagno, salvata solo dal tempestivo arrivo dei Carabinieri. Nonostante gli allarmi, lo scorso novembre si è toccato l’apice della violenza: durante un tentativo di concordare una separazione consensuale, il quarantenne ha cercato di strangolare l’ex compagna davanti a uno dei figli.
Anche dopo l’allontanamento dell’uomo dall’abitazione, le vessazioni sono proseguite attraverso mail, telefonate e messaggi incessanti. Spinta dal timore per la propria incolumità, la donna ha finalmente sporto denuncia, permettendo ai militari dell’Arma di avviare gli accertamenti che hanno confermato il gravissimo contesto familiare. Le risultanze investigative hanno convinto il gip Alessandro Capodimonte della necessità della misura cautelare, ponendo fine a un calvario che vedeva la vittima e i minori costantemente esposti ai maltrattamenti e alla furia di un uomo incapace di accettare la fine della relazione.











