L’inchiesta sulla devastante tragedia di Crans-Montana, costata la vita a 41 persone il primo gennaio scorso, entra in una fase cruciale di accertamenti tecnici e forensi. Oggi, mercoledì 11 febbraio 2026, i riflettori sono puntati sulla posizione di Eleonora Palmieri, la ventinovenne di Cattolica rimasta coinvolta nel rogo, il cui telefono cellulare è stato posto sotto sequestro su disposizione della Procura di Roma. L’iniziativa giudiziaria si inserisce nel più ampio quadro investigativo coordinato dal pubblico ministero Stefano Opilio, che procede con le ipotesi di reato di disastro colposo e omicidio plurimo colposo.
L’obiettivo degli inquirenti è recuperare qualsiasi materiale multimediale, come scatti fotografici o filmati realizzati durante la notte dell’incendio, che possa fornire dettagli utili sulla dinamica dei fatti. Proprio nella giornata di ieri, martedì, la giovane si è presentata presso gli uffici della Polizia Stradale di Riccione insieme al suo legale, l’avvocato Piero Venturi. Davanti agli agenti dello Sco di Roma, Eleonora ha fornito la propria ricostruzione di quegli istanti drammatici, precisando tuttavia di non aver avuto la possibilità materiale di azionare la videocamera del telefono prima di essere travolta dalle fiamme.
Parallelamente all’attività della magistratura italiana, si muove con decisione anche la Procura di Sion. Gli inquirenti svizzeri hanno infatti esteso le indagini alla gestione amministrativa e alla sicurezza del locale “Le Constellation”, punto d’origine del rogo. Un’ordinanza emessa lo scorso 26 gennaio ha imposto alla società che gestisce i servizi informatici del Comune di Crans-Montana il sequestro preventivo di tutto il traffico email archiviato dal primo gennaio 2015 fino ai giorni nostri. La misura riguarda le caselle di posta istituzionale e punta a cristallizzare ogni documento o comunicazione che possa aver interessato la sicurezza dello stabilimento, coinvolgendo potenzialmente anche i dati dell’ex Comune di Chermignon.
La Procura svizzera ha motivato questa massiccia acquisizione di dati spiegando che sussistono gravi sospetti di responsabilità a carico di alcuni dipendenti comunali in relazione alle cause dell’incendio. Il provvedimento di messa in sicurezza dei server mira a impedire la distruzione di prove considerate indispensabili per l’accertamento della verità. Mentre l’analisi forense sui dispositivi delle vittime, tra cui quello della giovane cattolichina, cercherà di restituire frammenti visivi della tragedia, l’esame della corrispondenza elettronica dei funzionari pubblici proverà a chiarire se vi siano state negligenze fatali nella vigilanza e nelle autorizzazioni concesse al locale.












