Si avvia alle battute finali la lunga vicenda giudiziaria che vede contrapposti i vertici dell’aeroporto Federico Fellini e lo storico Aero Club riminese. Nel corso dell’udienza dibattimentale, l’accusa ha formulato una richiesta di condanna a un anno di reclusione nei confronti di Leonardo Corbucci, amministratore delegato dello scalo, imputato per violenza privata e rifiuto di atti d’ufficio. La sentenza del tribunale collegiale è attesa per il prossimo 14 aprile.
Le accuse: accessi bloccati e attività paralizzata
Al centro del procedimento penale, avviato nel 2020, c’è la presunta condotta ostruzionistica che il manager avrebbe tenuto nei confronti dell’associazione di volo. Secondo la ricostruzione della Procura, Corbucci avrebbe impedito ai soci l’ingresso alla loro sede attraverso l’installazione di una sbarra automatica, azionabile solo tramite badge che non sarebbero mai stati consegnati.
A questo si aggiungerebbe il mancato rilascio dei tesserini identificativi aeroportuali (Tia), indispensabili per operare all’interno dell’area sterile. Tali azioni, secondo l’accusa sostenuta dalla pm Giulia Bradanini, avrebbero reso impossibile la prosecuzione delle attività di volo, determinando di fatto la chiusura del circolo.
La richiesta danni e la linea difensiva
Oltre alla pena detentiva richiesta dal pubblico ministero, pesa sul tavolo la domanda di risarcimento avanzata dalla parte civile. I soci dell’Aero Club, rappresentati dal presidente Fabio Falsetti e assistiti dai legali Alessandro Pierotti e Paolo Righi, hanno quantificato in 1,6 milioni di euro i danni subiti per il blocco delle operazioni. Nel processo figura come parte offesa anche l’Enac.
Diametralmente opposta la tesi della difesa, affidata all’avvocato Bilel Akkari. Il legale ha respinto le accuse sostenendo che l’associazione non fosse più operativa già dal 2019, ben prima dei fatti contestati, a causa della mancanza di aeromobili e delle necessarie abilitazioni. Sulla base di questi elementi, la difesa contesta alla radice sia la responsabilità penale che l’entità del danno patrimoniale lamentato. La parola passa ora ai giudici per il verdetto definitivo.











