La seduta congiunta delle Commissioni consiliari 2-3- svoltasi ieri ha segnato un momento di svolta fondamentale per il futuro infrastrutturale di San Marino, chiudendo un lungo periodo di incertezze e aprendo una nuova fase dominata dal realismo politico e finanziario. Il dibattito attorno all’aviosuperficie di Torraccia, da anni al centro dell’agenda politica, ha finalmente trovato una sintesi in un Ordine del Giorno che, pur confermando la volontà di potenziare la struttura, ne ridisegna completamente i confini operativi e le modalità di finanziamento.
Il nodo centrale della discussione è stato il superamento della proposta di finanziamento legata al Fondo Sovrano dell’Arabia Saudita. Nonostante il Segretario di Stato Federico Pedini Amati abbia rivendicato con forza la coerenza di un percorso volto a dotare il Paese di un’opera strategica al minor costo possibile, la maggioranza ha scelto di percorrere una strada diversa. Alice Mina, parlando a nome del PDCS, ha chiarito come la scelta di non vincolare l’opera a fondi esteri sia dettata dalla volontà di non aumentare il debito pubblico complessivo e di mantenere una gestione interna e trasparente. Questa decisione ha generato un momento di forte tensione politica, con Pedini Amati che non ha nascosto la propria amarezza, paventando il rischio di una “figuraccia internazionale” nei confronti di uno Stato sovrano.
Dal punto di vista tecnico, il compromesso raggiunto prevede un allungamento della pista fino a un massimo di 900 metri. Si tratta di una misura che Dalibor Riccardi di Libera ha definito come il punto di equilibrio ideale tra le ambizioni di sviluppo turistico e la sostenibilità di un territorio delicato come quello di Torraccia. Il piano prevede che entro giugno 2026 venga presentato un progetto organico e definitivo, capace di integrare i requisiti di sicurezza e controllo con le legittime preoccupazioni dei residenti del Castello di Domagnano. Su questo punto, il Segretario Matteo Ciacci è stato molto chiaro nel sottolineare che gli espropri già effettuati non sono stati atti isolati, ma tasselli di un mosaico che ora deve trovare la sua forma finale attraverso un confronto pubblico e trasparente.
Le opposizioni, pur mantenendo un atteggiamento critico, hanno costretto il Governo a un esercizio di estrema chiarezza. Se da un lato Nicola Renzi di RF ha accusato l’esecutivo di aver alimentato per anni narrazioni non corrispondenti alla realtà, dall’altro Emanuele Santi di Rete ha posto l’accento sulla gestione futura, chiedendo garanzie ferree su chi controllerà i voli e le attività dell’area. Anche la proposta di Fabio Righi di guardare a tecnologie innovative come i vertiporti ha contribuito ad allargare un dibattito che non è più solo una questione di asfalto, ma di visione complessiva del Paese.
In conclusione, la seduta si chiude con un mandato preciso al Congresso di Stato: entro il 2027 dovranno essere ultimati i lavori di messa in sicurezza e asfaltatura della pista attuale di 600 metri, utilizzando risorse già stanziate a bilancio. Parallelamente, si lavorerà al progetto di espansione che dovrà però essere approvato attraverso un iter legislativo trasparente e condiviso con la cittadinanza. San Marino sceglie così di non inseguire sogni aeroportuali fuori scala, ma di dotarsi di un’infrastruttura di servizio, sicura e sostenibile, riaffermando la propria autonomia decisionale rispetto ai grandi capitali esteri.
Ecco l’Ordine del giorno approvato.
Dalibor Riccardi (Libera):
”«Sentito il riferimento della delegazione del Congresso di Stato. Considerato che l’aviosuperficie di Torraccia è un progetto infrastrutturale qualificante e necessario per la Repubblica di San Marino, per il quale sono già state investite importanti risorse pubbliche; che è già stato approvato un progetto per il consolidamento e l’asfaltatura dell’attuale pista e previsti i relativi stanziamenti; che le richieste sulla struttura dell’aviosuperficie in termini di sicurezza, controllo, gestione e mitigazione dell’impatto ambientale avanzate negli anni dagli abitanti di Torraccia possono essere analizzate e valutate approfonditamente nell’ambito di una progettazione coerente con la sostenibilità ambientale, la sicurezza e la compatibilità territoriale; che vi è la necessità di una informazione istituzionale adeguatamente chiara e tempestiva su tutti gli aspetti riguardanti l’aviosuperficie; considerato inoltre che qualsiasi eventuale ulteriore sviluppo dell’aviosuperficie deve rispettare limiti dimensionali compatibili con il territorio e con i criteri di sicurezza, evitando soluzioni di ampliamento non sostenibili per l’area; che è prioritario completare gli interventi già programmati e finanziati sull’infrastruttura esistente, garantendo la messa in sicurezza, la certezza sui tempi di realizzo e sull’utilizzo delle risorse pubbliche già stanziate;
impegna il Governo, per i rispettivi ambiti di competenza:
-
a predisporre e presentare entro giugno 2026 un progetto complessivo dell’aviosuperficie, anche tenendo conto degli espropri già attuati per l’allungamento della pista fino a un massimo di 900 metri, definendo con chiarezza finalità, tipologia di utilizzo, requisiti di sicurezza e controllo, quadro dei vincoli e di sostenibilità ambientale e territoriale;
-
ad effettuare un confronto con i residenti del Castello di Domagnano mediante incontri pubblici e strumenti informativi trasparenti, con l’obiettivo di chiarire compiutamente tutti gli aspetti progettuali (sicurezza, impatto ambientale, viabilità e ricadute economiche);
-
a predisporre un progetto di legge che ricomprenda il progetto di cui al punto 1 per lo sviluppo dell’intera struttura nei prossimi anni senza aumentare il debito pubblico complessivo e a presentare tale progetto nelle sedi istituzionali preposte e alla cittadinanza prima di essere formalmente adottato dal Congresso di Stato per dare avvio all’iter consiliare;
-
a completare le pratiche amministrative e autorizzative finalizzate al reperimento degli spazi necessari alla realizzazione del progetto nel rispetto della normativa vigente, assicurando trasparenza del procedimento e adeguata informazione ai soggetti interessati;
-
ad avviare e concludere entro il 2027 i lavori sul progetto già predisposto di consolidamento ed asfaltatura della pista attuale, in attesa della progettazione di cui al punto 1, potendo contare su risorse già stanziate, garantendo cronoprogramma, modalità di affidamento, monitoraggio dell’avanzamento e rendicontazione;
-
ad aggiornare periodicamente i membri delle Commissioni consiliari Affari Esteri e Finanze sullo stato di attuazione dei presenti impegni, con aggiornamenti su progettazione, lavori sulla pista esistente ed esiti del confronto con i residenti del Castello.
Alice Mina (PDCS): “Ho preso la parola per il gruppo PDCS e intendo dichiarare chiaramente il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico Cristiano Sammarinese all’ordine del giorno presentato dalla maggioranza. È un ordine del giorno che riteniamo prudente, che affronta con equilibrio una questione che consideriamo strategica per la Repubblica, ossia lo sviluppo dell’aviosuperficie di Torraccia.
È un documento che non apre a sviluppi indefiniti o a espansioni non sostenibili; al contrario, pone limiti chiari. Con questo atto chiediamo responsabilmente al Governo di presentare entro tempi certi – abbiamo indicato giugno 2026 – una visione organica di sviluppo dell’infrastruttura che contempli l’allungamento della pista fino a un massimo di 900 metri, definendo finalità, tipologia di utilizzo, requisiti di controllo e quadro dei vincoli. Si chiede, quindi, un progetto definito nei suoi obiettivi, nelle dimensioni e nelle condizioni di sicurezza, inserito dentro una cornice di sostenibilità ambientale e territoriale. Non un intervento frammentato, ma un disegno complessivo, trasparente e verificabile, che consenta le opportune valutazioni.
È anche un atto di rispetto e chiarezza verso i cittadini, verso la Giunta di Castello di Domagnano e verso i residenti, perché prevede l’instaurazione di un confronto pubblico reale, fondato su informazioni precise in materia di sicurezza, impatto ambientale, viabilità e ricadute economiche. Per noi la partecipazione non è un ostacolo, ma una garanzia di qualità delle scelte.
Nel documento si chiede esplicitamente che lo sviluppo futuro dell’infrastruttura, sulla base del progetto da presentare entro giugno 2026, non comporti un aumento del debito pubblico complessivo. Si chiede inoltre di completare entro il 2027 i lavori sul progetto già predisposto, in attesa del progetto complessivo. Questo potendo contare su risorse già stanziate, assicurando cronoprogramma, monitoraggio e rendicontazione. Riteniamo fondamentale avere prima un progetto complessivo per poter effettuare una sintesi e un’analisi approfondita e svolgere tutte le valutazioni più opportune. Questo è per noi un passaggio importante e non trascurabile.
In considerazione di quanto detto, e anche della volontà di un sostanziale ridimensionamento rispetto a ipotesi di aeroporti con piste da 1,4 chilometri, la richiesta è quella di individuare un progetto di spesa che definisca con chiarezza finanziamenti interni. Non vogliamo vincolare in maniera esclusiva lo sviluppo dell’aviosuperficie di Torraccia alla proposta di finanziamento del Fondo Sovrano saudita. Quanto al rapporto con l’Arabia Saudita, per noi rimane importante e fondamentale; tuttavia riteniamo necessario valutare insieme eventuali destinazioni dei fondi anche per ulteriori progetti infrastrutturali strategici per la Repubblica.
Respingo le accuse dell’opposizione secondo cui la maggioranza approccerebbe le situazioni in maniera dilettantistica. Abbiamo coscienza delle questioni da affrontare e vogliamo farlo in modo equilibrato e approfondito, tanto più su un progetto infrastrutturale come quello dell’aviosuperficie di Torraccia.”
Emanuele Santi (Rete): “Siamo all’ennesimo psicodramma tra maggioranza e Governo. Ho apprezzato l’impostazione della collega Mina: su un progetto così importante non si può andare avanti su due binari diversi. Mi sembra che il Governo voglia andare da una parte e la maggioranza dall’altra. Bisogna fare chiarezza.
L’ordine del giorno chiede di approfondire un progetto che, in effetti, non c’è. Un progetto significa sapere bene chi lo fa, quanto costa, chi controllerà, chi lo gestirà e come verranno coinvolti i cittadini. Un progetto è un progetto, non qualche relazione dove si mettono in fila dei numeri. Lo sapevamo già che c’erano dei problemi.
Intanto diciamocelo: questa fuga in avanti che è stata fatta nel 2023, quando Rete è uscita dal Governo – lo voglio precisare – è avvenuta in un periodo in cui ci fu la corsa tra Segretari di Stato, tra delibere e ricatti incrociati, a mettere bandierine ovunque. Il progetto arabo nasce in quel periodo storico, tra il 2023 e l’inizio del 2024, in cui ognuno doveva mettere la sua bandierina. E qui il Segretario Pedini una delibera dell’allora Congresso di Stato l’ha avuta. Solo che purtroppo, quando si fanno fughe in avanti senza la condivisione della maggioranza, poi succede il dramma, come è successo oggi.
Quell’area va riqualificata, c’è un problema di sicurezza e di controllo, lo diciamo da sempre. Però non buttiamo via soldi. Ed è per questo che voteremo ‘no’ all’ordine del giorno: qui si dice di andare avanti intanto con l’asfaltatura dei 600 metri, la recinzione, eccetera, e poi eventualmente si valuterà il resto. Però, se oggi facciamo tutti i lavori per i 600 metri e poi, nel caso ipotetico, si facesse anche l’allungamento a 900, quei lavori fatti per i 600 sono riutilizzabili oppure bisogna sbancare tutto e rifare i lavori per i 900? Così si spenderebbero soldi una volta e poi una seconda volta. Questo non sarebbe accettabile.
Un progetto intelligente sarebbe decidere qual è il progetto definitivo e poi fare i lavori. Perché, Segretario, ci è stato detto che la pista di 900 metri ha dei problemi idrogeologici molto grossi; non si parla di 4-5 milioni, oggettivamente. Quello è uno studio che va fatto, perché è un’area a forte rischio geologico.
L’altra questione è il progetto. Noi siamo molto preoccupati perché oggi, di fatto, lì i controlli non ci sono. Oltre all’aspetto della sicurezza, c’è la necessità di mettere a conoscenza i cittadini di Torraccia di questo progetto. Vi chiediamo la massima condivisione con loro: se non lo volete fare con noi, almeno coinvolgete i cittadini. Il problema della sicurezza è reale, ma il punto è: chi controlla cosa arriva in quell’aeroporto e cosa atterra? Può un’autorità garante stare a cinque chilometri di distanza rispetto alla sede dell’aeroporto? Chi sta gestendo questa cosa? Chi la gestirà?”
Fabio Righi (D-ML): “Devo dire che devo dare ragione agli interventi che mi hanno preceduto nel dire che quest’ordine del giorno è estremamente chiaro. In pratica, anche in questo caso, si fa il minimo indispensabile come intervento e lei, Segretario Pedini, ha girato per sei anni a vuoto, perché non si fa assolutamente niente di quello che era il progetto per cui ha avuto mandato dal Governo e per cui, evidentemente, si è impegnato. È scritto nero su bianco.
Oggi, dietro le parole della ‘responsabilità’, della ‘prudenza’, del ‘fare le cose per bene’, si nasconde la volontà di non fare assolutamente niente, esattamente come per qualsiasi altro progetto che questo Paese ha provato a mettere in campo. Tra l’altro con un dibattito che sfiora l’assurdo: qui ci dobbiamo sentire dire che si fa un’infrastruttura, ma bisogna essere concentrati sulla sicurezza, sulle verifiche geologiche, bisogna fare le cose fatte bene… dobbiamo metterlo nero su bianco. Ma ci mancherebbe altro!
Noi magari sbagliamo, ma quando decidiamo di fare qualcosa o presentiamo un progetto, partiamo dal presupposto che sia un progetto da fare bene, con tutti i passaggi. Voi dovete scriverlo sul foglio perché sennò vi dimenticate che va fatto bene? Stiamo parlando di un’aviosuperficie, di un aeroporto, non di una bocciofila. È evidente che si tenga conto della sicurezza: noi questo lo diamo per scontato.
Qui si fanno scelte politiche. Quello che ho capito è che, ancora una volta, vince un modo di fare politica che purtroppo non sarà mai il nostro. Perché non è che ci si trovi in questa situazione per caso. Io ho vissuto personalmente il momento in cui è partita questa dinamica. A noi questo dà fastidio. Non la prudenza, non il fare le cose bene, non la responsabilità. Vi riempite la bocca di parole che poi, alla fine, dicono solo una cosa: che certi progetti e certe azioni non volete che le faccia ‘altra’ politica.
Allora, diciamocelo chiaramente: no ai finanziamenti arabi lavorati con un fondo sovrano, benissimo. Ma ‘sì’ a cosa? Fino a questo momento state dicendo ‘sì’ unicamente all’indebitamento dei nostri cittadini, al debito e basta. Perché, almeno da quando noi siamo in quest’aula: no ai finanziamenti italiani – oltre 250 milioni nella precedente legislatura –, no agli investimenti americani, no agli investimenti cinesi, no ad altri investimenti europei. Sì al debito.
Continuate a indebitarci con tasse in più e con indebitamento estero e neanche un progetto. Anche qui avete detto in modo chiaro: prendiamo i soldi dal bilancio dello Stato, senza un’idea di dove voler portare il Paese. Quindi non parliamo più del progetto o del non progetto. Qui c’è un problema politico grosso. Perché questo è un meccanismo oliato: qualcuno viene fatto girare a vuoto mentre altri fanno altro. E il Paese è al palo, fermo da troppo tempo. Questo è inaccettabile.”
Gli interventi del Segretario Gatti, Pedini Amati e Ciacci











