Cronaca. Rimini, estorsione da un milione al magnate brianzolo: assolte madre e figlia

Si chiude con un’assoluzione piena la complessa vicenda giudiziaria che vedeva imputate due donne residenti a Rimini, madre e figlia rispettivamente di 60 e 39 anni. Le due erano finite a processo con le pesanti accuse di estorsione e tentata estorsione ai danni di un facoltoso imprenditore 85enne della Brianza, proprietario di numerosi centri commerciali. Il giudice Andrea Falaschetti ha stabilito che il fatto non sussiste, smontando il castello accusatorio costruito dall’anziano magnate.

La genesi del contenzioso risale alla denuncia presentata dall’imprenditore, padre biologico della 39enne. Secondo la sua versione, le due donne lo avrebbero costretto a versare somme ingenti nel corso degli anni – per un totale stimato di circa un milione di euro, inclusi 450mila euro per l’acquisto di una villa – sotto la minaccia di rivelare pubblicamente la loro relazione e l’esistenza della figlia illegittima. L’uomo, sposato in seconde nozze e con altri quattro figli legittimi, sosteneva di aver pagato per mantenere il segreto sulla paternità.

Una ricostruzione che è stata completamente ribaltata dalla difesa delle due imputate, affidata agli avvocati Piero Venturi, Matteo Miniutti e Mario Barberini. I legali hanno dimostrato come i rapporti tra il padre e la figlia non riconosciuta fossero proseguiti regolarmente fino al 2020, evidenziando che l’uomo aveva non solo continuato a frequentare la madre, conosciuta negli anni Ottanta a Campione d’Italia, ma aveva anche promesso di inserire la figlia nel proprio testamento. I versamenti, dunque, non sarebbero stati frutto di ricatto, ma elargizioni legate a una dinamica familiare, seppur complessa.

A pesare sul quadro complessivo c’è anche un precedente verdetto in sede civile: il Tribunale di Milano ha infatti ufficialmente riconosciuto la paternità dell’imprenditore, sentenza arrivata nonostante il rifiuto dell’uomo di sottoporsi al test del DNA. Alla luce delle prove emerse, il Tribunale di Rimini ha decretato l’innocenza delle due donne con la formula più ampia.