San Marino. L’ASTROLABIO – “Ci sta guidando la cecità politica” … di Augusto Casali

Le cronache di questi giorni sono preoccupanti, poiché “l’affaire” Banca di San Marino si è rivelato, e non è la prima volta, un uovo troppo grosso rispetto alla nostra entità di Stato che, in quanto tale, teoricamente può tutto, ma nella pratica è bene che non si imbarchi in operazioni quantomeno inadatte per la realtà costituita dalla nostra Repubblica.

L’ex Segretario di Stato agli Esteri (anche) Augusto Casali

Su questa vicenda si sa che ci sono stati degli arresti, sui quali, nel nome del segreto istruttorio è calato un silenzio disarmante, mentre altre volte, vedi il “Conto Mazzini”, è stato ampiamente disatteso. Viene da chiedersi perché due pesi e due misure. Perché la popolazione che di solito ne paga le conseguenze dirette e indirette, non deve sapere o deve sapere a corrente alternata?

Ecco, se non ci fosse stata questa prima parte dell’indagine sulla mancata vendita di Banca San Marino, le cose non avrebbero portato il Tribunale sammarinese ad estendere la stessa  che ha dato poi vita ad un nuovo filone di indagine molto pesante e il Dirigente del Tribunale ad emettere un comunicato assai allarmante rispetto ad un intrigo di carattere internazionale con risvolti che potrebbero incidere anche nel processo che la politica estera sammarinese e il Governo hanno intrapreso rispetto all’Accordo di Associazione all’Unione Europea.

In pratica, se ho capito bene, il Gruppo bulgaro interessato all’acquisizione del 51% delle azioni BSM, al quale sono stati sequestrati 15 Milioni di euro, pur di ottenere soddisfazione rispetto al proprio progetto potrebbe interferire sulla approvazione dell’Accordo di Associazione di San Marino all’Unione Europea, visto che lo stesso necessita dell’unanimità di tutti i parlamenti dei 27 Paesi che fanno parte dell’U.E per essere approvato. Cosainaccettabile, e lo affermo io che sull’Accordo, così come pare essersi concluso nella trattativa, non sono mai stato tenero. Sì, perché una cosa è la politica estera con le sue dinamiche e le sue dialettiche, altra cosa è il ricatto a cui potrebbe essere soggetto il nostro Paese. Anche in questo caso sembrano esserci stati provvedimenti cautelari nei confronti di alcune persone e sarebbero coinvolti nella vicenda, oltre a personaggi esterni, anche alcuni sammarinesi. Però anche in questo caso il segreto istruttorio fa da paravento e ai sammarinesi non è dato di sapere chi siano coloro i quali hanno voltato le spalle al proprio Paese, evidentemente per un tornaconto personale. Una volta che si rende pubblico un fatto così grave, che coinvolge l’intero Paese, non possono essere lasciati dei vuoti, si deve sapere tutto e agire di conseguenza.

Ma c’è un altro aspetto, che nel bel mezzo di tanto clamore, rischia di passare in secondo piano: la posizione della Repubblica di San Marino di fronte al all’Accordo di Associazione all’U.E. in cui si trova attualmente. In pratica la trattativa è stata chiusa nel dicembre 2023, almeno questo è stato l’annuncio del Segretario di Stato agli Affari Esteri alla vigilia delle ultime elezioni politiche generali del 2024. Siamo nel febbraio 2026 e dopo almeno una decina di anni di trattative intense, solo qualche mese fa abbiamo saputo che l’Accordo è stato dichiarato misto e quindi ha la necessità che tutti i parlamenti dei 27 Paesi che compongono l’Unione Europea, si esprimano positivamente perché possa essere ratificato.

Nonostante questo, il Segretario agli Esteri, seguito da un Governo inerme e da gran parte del Consiglio Grande e Generale silente, è andato avanti a testa bassa. Non ha informato i cittadini adeguatamente, non vuole sentire parlare di Referendum, preferisce prendere decisioni così importanti tra pochi e pensa di tacitare i cittadini con l’opuscoletto inviato nelle case dei sammarinesi in questi giorni, che sinceramente suona come una presa in giro nella tempistica, modesta nello stile e scarsa nella sostanza.

Egli è andato avanti perdendo tutti i compagni di viaggio iniziali, compresa Andorra che prima di decidere definitivamente celebrerà un referendum; e si è spinto tanto in avanti fino a paventare l’entrata in vigore “provvisoria” e unilateraledell’Accordo ancor prima di sapere con esattezza se lo stesso fosse misto e quindi competenza dei singoli Parlamenti dei Paesi U.E., per cui è sufficiente che un solo paese non sia d’accordo per bloccare tutto.

In pratica la posizione di San Marino è stata enormemente indebolita e dopo aver invocato addirittura l’entrata in vigoreunilaterale “provvisoria” dell’Accordo, non ha altre frecce al suo arco.  Ora il responsabile della politica estera sammarinese ci ha trascinati in mezzo al guado in attesa delle decisioni di tutti gli altri. Non è certamente così che si porta avanti una trattativa alla pari, quando si guidano i destini di un Paese. Prima occorreva accertarsi della unanime disponibilità dei Parlamenti dei Paesi U.E. e, solo successivamente, adempiere a tutte le prassi previste per fare eventualmente entrare in vigore un accordo internazionale.

E tutto questo, sia chiaro, si è verificato ben prima che scoppiassero le questioni giudiziarie legate alla mancata vendita di Banca San Marino ed ora sembra che qualcuno voglia approfittare di una situazione nella quale ci siamo infilati da soli.

I Capi Famiglia mi risulta abbiano presentato un’altra richiesta di referendum sulla materia, ebbene, il Consiglio Grande e Generale prenda la palla al balzo, proponga e approvi un Referendum confermativo di iniziativa consiliare al cui esito democratico si rinvii o meno l’entrata in vigore dell’Accordo di associazione all’U.E. e si aiuti a mantenere unito il Paese in questo frangentepiuttosto difficile.