Il Comitato invita tutti a unirsi e a farsi sentire: quando il popolo è compatto, nessuno decide al suo posto.
In questi giorni, sul percorso dell’Accordo di Associazione si è detto di tutto. Titoli, interpretazioni, mezze frasi, ricostruzioni “a senso”. Ma il risultato ha una sola parola: confusione. Noi, invece, vogliamo fare chiarezza.
Partiamo da un dato che qualcuno sta raccontando in modo fin troppo comodo: la votazione del Parlamento Europeo dell’11 febbraio 2026 non è stata un “blocco” dell’Accordo, ma neppure un traguardo definitivo. È stato un passaggio politico e l’avvio dell’iter successivo.
La partita vera arriva dopo, in Consiglio dell’Unione Europea e, in base alla forma finale dell’Accordo, nei passaggi di approvazione e ratifica previsti. Lì servirà un consenso ampio, e ogni riserva può trasformarsi in un rallentamento, in una condizione o in un rinvio.
E qui arriviamo al punto che dà fastidio a chi sta provando a vendere tranquillità a buon mercato. I segnali non dicono affatto che sia tutto “in discesa”: ci sono stati voti contrari e astensioni. Una parte proviene da aree politiche che, per impostazione, sono contrarie a qualsiasi estensione dell’orbita europea; tuttavia, tra gli astenuti compaiono anche esponenti dei gruppi centrali del Parlamento Europeo — Popolari (PPE), Liberali e Socialisti — ovvero le famiglie che normalmente costruiscono le maggioranze decisive.
In parallelo, nelle settimane precedenti al voto, una parte della stampa internazionale ha provato a trascinare nel dibattito anche una vicenda bancaria finita al centro dell’attenzione pubblica. È giusto che, quando ci sono approfondimenti in corso, si rispetti il lavoro delle sedi competenti. La giustizia fa la giustizia, la politica fa la politica. E se qualcuno sta usando la confusione per spostare l’attenzione o per mettere pressione con narrazioni utili solo a sé stesso, sappia che non ci stiamo.
Arrivati a questo punto, perché una scelta che tocca il futuro economico e istituzionale di San Marino dovrebbe essere decisa da pochi, mentre a viverne le conseguenze saranno tutti? Se la politica è davvero convinta di avere la maggioranza del Paese dalla sua parte, non dovrebbe temere la cosa più normale del mondo: chiedere ai cittadini attraverso un referendum.
È una richiesta che il gruppo “I Capofamiglia” ha già ribadito più volte e che, come Comitato Pro-San Marino, sosteniamo apertamente. E poi diciamola tutta: se qualcuno è contrario al referendum, non è perché “non serve”. È perché gli dà fastidio, vero o no?
Il Comitato Pro-San Marino sta dalla parte della cittadinanza. L’iter è partito, i passaggi successivi (qualora sia approvato dai Garanti) richiedono tempo: è adesso che si può e si deve organizzare una consultazione chiara, pulita, con un quesito comprensibile e con la responsabilità di guardare il Paese negli occhi.
Chi ha interesse a evitare un referendum, in fondo, è perché sa già di perderlo!
Emiliano Pazzaglia – Valentina Pelliccioni
Direttivo Comitato PRO SAN MARINO














