L’allarme predatori torna a suonare in Valconca, dove un nuovo assalto ha colpito duramente le attività agricole locali. Nella giornata di ieri, l’azienda della famiglia Diotallevi a Montegrimano è stata teatro di un’incursione che ha portato alla morte di un bovino di grossa taglia, riaccendendo le polemiche sulla convivenza tra allevamenti e fauna selvatica al confine con San Marino.
Il ritrovamento è avvenuto nella mattinata di ieri, tra le 8:30 e le 9:00, quando i proprietari hanno scoperto l’animale gravemente ferito. Nonostante i tentativi di soccorso, le lesioni riportate erano troppo profonde e il decesso è sopraggiunto nel pomeriggio. A colpire gli allevatori è stata soprattutto la stazza della preda: non si trattava di un esemplare appena nato, bensì di un vitello il cui peso oscillava tra i 150 e i 200 chilogrammi. Una mole tale da suggerire un’azione di caccia coordinata da parte di un gruppo numeroso, ipotesi avvalorata dal recente avvistamento di un branco composto da sei esemplari nella zona.
Oltre al danno emotivo, l’azienda deve fare i conti con una perdita economica rilevante. La famiglia Diotallevi ha evidenziato la forte discrepanza tra il valore commerciale del capo, stimato attorno ai 1.200 euro, e il risarcimento previsto dalle normative vigenti, che si ferma a circa 400 euro. Una cifra che, paradossalmente, viene ulteriormente erosa dalle spese obbligatorie per lo smaltimento della carcassa, che restano a carico dell’allevatore.
La vicenda ha scatenato lo sfogo dei titolari, che hanno ereditato l’attività dai genitori per non disperdere anni di sacrifici, ma che ora guardano al futuro con scetticismo. I Diotallevi hanno lamentato una generale indifferenza da parte delle istituzioni verso le necessità del settore, mettendo in dubbio la sostenibilità di questo mestiere per le prossime generazioni se la pressione dei predatori, che ora potrebbero puntare anche alle fattrici da sei quintali, non verrà arginata.












