Cronaca. Ravenna, inchiesta medici e migranti: bufera politica, oggi flash mob in ospedale

L’indagine giudiziaria che ha travolto il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna si è trasformata rapidamente in un aspro scontro istituzionale. Al centro della vicenda ci sono sei sanitari indagati con l’ipotesi di aver redatto certificazioni mediche compiacenti, finalizzate a evitare il trasferimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri per il Rimpatrio (Cpr).

La tensione è salita alle stelle nelle ultime ore, spaccando il fronte politico cittadino e nazionale. Per la giornata di oggi è stata organizzata una manifestazione di solidarietà davanti al nosocomio, promossa dal Partito Democratico locale. I dem hanno annunciato la loro presenza per sostenere il personale sanitario, contestando la creazione di un clima colpevolista e le narrazioni mediatiche negative prima ancora che la giustizia faccia il suo corso. Sulla stessa linea il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, che ha ribadito la presunzione di innocenza per i medici, criticando duramente gli attacchi preventivi lanciati via social dal governo. Anche dall’Alleanza Verdi Sinistra, per voce del parlamentare Marco Grimaldi, sono giunte parole di fuoco contro le modalità dell’ispezione notturna, definita un vero e proprio abuso di potere.

Diametralmente opposta la reazione del centrodestra. Il ministro Matteo Salvini ha invocato provvedimenti drastici qualora le accuse di falso ideologico fossero confermate, parlando di licenziamento, radiazione e arresto per chi tradisce la professione. Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, ha attaccato frontalmente De Pascale e il sindaco Barattoni, accusandoli di offrire una difesa d’ufficio inopportuna a chi è sospettato di falsificare documenti per favorire la permanenza di clandestini, talvolta macchiatisi di gravi reati. Anche Rosaria Tassinari di Forza Italia ha sottolineato l’estrema gravità dello scenario ipotizzato dagli inquirenti, mentre la Lega parla apertamente di un “soccorso rosso” istituzionale che striderebbe con il ruolo degli amministratori locali.