San Marino, cucina ospedale e accordo con privati, il Governo svela i conti: “Cinque euro risparmiati a paziente”

I numeri dietro la decisione di affidare ai privati la ristorazione dell’Ospedale di Stato sono stati resi noti ufficialmente. La Segreteria di Stato alla Sanità ha risposto in queste ore all’interpellanza presentata da Repubblica Futura, fornendo il quadro economico che ha portato all’estensione del contratto con la società riminese Summertrade, già attiva in altre strutture del Titano. Non si tratta solo di una scelta organizzativa, ma di un’operazione di bilancio precisa: il passaggio alla gestione esterna garantirà un taglio della spesa corrente e l’evitamento di ingenti costi strutturali.

Il dettaglio dei costi: 5 euro in meno al giorno

Al centro della risposta governativa c’è il confronto tra la gestione interna e quella esternalizzata. Secondo i calcoli dell’Esecutivo, mantenere le cucine attive costa all’Istituto per la Sicurezza Sociale oltre un milione di euro l’anno, cifra composta prevalentemente dagli stipendi del personale addetto e dall’acquisto di materie prime. Con il nuovo regime, il costo della “giornata alimentare” per ogni singolo degente – comprensiva di colazione, pranzo, merenda e cena – scenderà dagli attuali 16 euro a 11,50 euro. Questo differenziale si traduce in un risparmio netto di 5,29 euro al giorno per ogni paziente assistito.

Evitati cantieri e investimenti onerosi

Oltre al risparmio sui pasti, la Segreteria ha evidenziato come l’accordo permetta di bypassare un investimento strutturale che sarebbe stato inevitabile. Le attuali cucine dell’ospedale necessitano di interventi radicali: l’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici aveva stimato una spesa di circa 450mila euro solo per l’adeguamento dei locali, senza contare i costi per i nuovi macchinari e i disagi logistici di un cantiere della durata prevista di otto mesi. L’esternalizzazione elimina alla radice questa necessità di spesa.

La natura dell’incarico e le critiche

Sul fronte procedurale, il Governo ha chiarito perché non sia stato indetto un nuovo bando di gara. La scelta è ricaduta sull’ampliamento dell’affidamento già in essere con il partner privato che serve il Casale La Fiorina e il Colore del Grano, motivata dalla volontà di non sperimentare nuove collaborazioni ma di puntare su un servizio già rodato. Inoltre, viene ribadito che la ristorazione non rientra tra le missioni fondamentali dell’ISS, che deve concentrare le risorse sull’assistenza sanitaria e la ricerca.

Una visione che non convince l’opposizione. Repubblica Futura, autrice dell’interpellanza, contesta la logica puramente economica dell’operazione, sottolineando il rischio di un calo della qualità. Il timore espresso riguarda il passaggio dal cibo preparato in loco al sistema dei pasti veicolati e rigenerati, creando quello che RF definisce un paradosso rispetto alle mense scolastiche, dove invece la preparazione interna resta un punto fermo.