Il Caso Banca di San Marino e il ‘Piano Parallelo’: Difesa dello Stato e Autonomia della Magistratura. L’intervento del Segretario di Stato Pedini Amati

Ecco la trascrizione dell’intervento del Segretario Pedini Amati nel comma riferito al Caso Bulgari-Banca di San Marino

“Leggo dal comunicato del dirigente del Tribunale:

‘Indagini relative alla procedura di cessione della partecipazione di maggioranza della Banca di San Marino da parte dell’Ente Cassa di Faetano. Al fine di ricostruire puntualmente i fatti già contestati di corruzione privata, amministrazione infedele e riciclaggio, l’autorità giudiziaria è venuta a conoscenza di ulteriori e ancor più gravi fatti di rilevanza penale. Sono state infatti acquisite prove consistenti della programmazione e della realizzazione, da parte di un gruppo di sodali, di un cosiddetto piano parallelo rispetto alla legittima strategia difensiva dei prevenuti nel processo, diretto sostanzialmente a offrire all’esterno la falsa rappresentazione della Repubblica di San Marino come un microstato non compiutamente democratico né affidabile quanto all’effettivo rispetto della rule of law. Ciò al preciso fine di costringere, anche con il supporto di vari personaggi politici, associazioni private e uomini d’affari, le autorità sammarinesi a una trattativa con i prevenuti con l’obiettivo dell’illecito perseguimento dei loro interessi patrimoniali, mediante indebite pressioni esercitate anche con la minaccia, messa concretamente in opera, di ostacolare e delegittimare la conclusione positiva del processo di associazione della Repubblica di San Marino con l’Unione Europea.’

Allora qui ci hanno già detto tutto, no? Il Tribunale — ma non ‘qualcuno’ del Tribunale, il Dirigente del Tribunale — ci ha detto: abbiamo fatto un primo provvedimento giudiziario di arresto per una ipotetica tangente; dopo quell’ipotetico arresto sono accaduti altri fatti, il ‘piano parallelo’. Un piano parallelo che in qualche modo mette in serio pericolo lo Stato. Da qui la costituzione di parte civile del Congresso di Stato e probabilmente, come dire, l’invio degli atti al Congresso di una parte degli atti della ‘seconda imputazione’, diciamo così.

Riguardano lo Stato perché noi, in parte, sicuramente dobbiamo difendere lo Stato. Ma si parla anche di personaggi politici, di uomini d’affari e di altri mondi. E su questa parte… allora, da una parte certamente dobbiamo difendere lo Stato sul piano parallelo, sia chiaro, anche in funzione dell’accordo di associazione che difenderemo con i denti. Ma dall’altra parte, quando il Dirigente ci dice che in ogni caso c’entrano persone politiche, è questo che mi preoccupa. Chi siamo noi? Dei politici, e quindi ci dobbiamo porre il problema. Uomini d’affari e altri prevenuti… come dire, e altre persone o altri mondi che io non conosco.

Allora questo è il problema. Quello che io non avrei mai voluto sentire nel 2026 era l’ennesimo scandalo su una vendita di una banca. Questo non l’avrei mai voluto vivere o sentire, no. E mi chiedete se sono qui a difendere il mio Paese? Ma certo! Sul piano parallelo lo difenderò fino in fondo, ma sono certo che lo faremo tutti.

Un attimo però: chiarezza bisogna farla. La chiarezza di tutto il ‘mondo parallelo’ che ha contribuito a far sì che questo accadesse va fatta. E resta — e non lo fa Pedini, guardate, non lo fa il Consiglio Grande e Generale, non lo fa il Congresso di Stato — per fortuna lo fa il Tribunale. Per fortuna, ben venga questa chiarezza una volta per tutte. Ma non mettiamoci a raccontare per l’ennesima volta ‘Madama la Marchesa’, cenere sotto il tappeto, ‘non è successo niente’ e quindi non c’è bisogno di fare niente. No, questo non è possibile. Questo non è possibile, ma per fortuna non lo dico io, lo dice il Tribunale che andrà avanti a perseguire questi fatti.

La domanda è anche: ma perché ci siamo messi, in generale — non noi politici — a vendere una banca nel momento più delicato per la Repubblica di San Marino? Perché, se non c’erano davvero gli strumenti di difesa dello Stato affinché potessimo fare questa operazione (e parliamo del mondo privato), allora sono d’accordo con chi dice che avremmo dovuto avere gli anticorpi. Magari con l’Italia, con i memorandum di Banca d’Italia o altre cose che magari ci avrebbero tutelato di più. Perché forse dappertutto non siamo arrivati, ce lo dobbiamo dire.

Perché quando si tratta la vendita di un istituto bancario, inevitabilmente qualcuno fa i controlli, e quel qualcuno non siamo noi. Se arriva un bonifico, arrivano due bonifici, arrivano tre bonifici… qualcuno, prima che arrivi il bonifico, dovrà verificare se quell’acquirente ha i requisiti per fare quell’operazione. Ma noi non siamo soggetti a mille adeguate verifiche sui nostri conti correnti personali, parenti, amici, cugini e tutto quanto? Com’è possibile che questo sia accaduto?

Allora è questa, come dire, la mia vera preoccupazione: com’è potuto succedere che la Repubblica di San Marino, in un momento così particolare che va verso la firma o la chiusura dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, si mette a fare un’operazione così tanto pericolosa? Era questo l’alert che si era dato in un determinato momento; era su questo, forse, che non si sarebbe mai dovuto arrivare. È colpa di qualcuno in particolare? C’è un nome e un cognome? Noi non lo sappiamo e non lo dobbiamo neanche sapere: ce lo dirà il Tribunale.

Io mi auguro presto perché, in ogni caso, guai… con tutti i tempi necessari, però una volta per tutte, ragazzi, ce la possiamo dire una cosa? Non si può continuare a fare operazioni così improvvide, soprattutto in momenti particolari, con il mondo bancario e finanziario, se non abbiamo le tutele necessarie per fare questo. Questa è la mia preoccupazione. Lo ripeto, finito il tempo Eccellenze: io sarò sempre e comunque dalla parte della difesa della Repubblica di San Marino sulla questione ‘piano parallelo’, ma qui ci siamo presi un rischio che non dovevamo prendere — magari da parte dei privati — che invece abbiamo corso e che ci ha portato in questa situazione. Io questo lo contesto aspramente.”