L’aria che si respira sul Titano è diventata improvvisamente irrespirabile, carica di una tensione che non riguarda più solo le aule di tribunale, ma la sopravvivenza stessa della nostra identità democratica.
Le parole del Dirigente Canzio non descrivono una normale strategia processuale, ma evocano lo spettro di un assedio orchestrato dall’interno e dall’esterno. Quando si parla di un “piano parallelo” volto a screditare la Repubblica agli occhi dell’Europa, non siamo di fronte a una schermaglia legale, ma a un atto di eversione silenziosa.
Il sospetto che emerge dalle indagini è quello di una manovra a tenaglia: da una parte le indebite pressioni sulla magistratura per piegare la giustizia agli interessi di pochi, dall’altra il supporto di una rete di politici e uomini d’affari pronti a svendere il Paese.
Ma è questo l’asso che inchioda i politici che hanno avuto contatti diretti o indiretti con i bulgari, ovvero le parole stesse di Canzio:
”l’Autorità Giudiziaria è venuta a conoscenza di ulteriori, ancora più gravi, fatti di rilevanza penale. Sono state, infatti, acquisite prove consistenti della programmazione e della realizzazione, da parte di un gruppo di sodali, di un c.d. “piano parallelo” rispetto alla legittima strategia difensiva dei prevenuti nel processo, diretto sostanzialmente a offrire all’esterno la falsa rappresentazione della Repubblica di San Marino come un microStato non compiutamente democratico, né affidabile quanto all’effettivo rispetto della rule of law. Ciò al preciso fine di costringere, anche con il supporto di vari personaggi politici, associazioni private e uomini d’affari, le Autorità sammarinesi a una trattativa con i prevenuti, con l’obiettivo dell’illecito perseguimento dei loro interessi patrimoniali, mediante indebite pressioni, esercitate anche con la minaccia, messa concretamente in opera, di ostacolare e delegittimare la conclusione positiva del percorso di associazione della Repubblica con l’Unione Europea.
Pressione di politici al fine di costringere la magistratura ad una trattativa con i bulgari o con i loro sodali. L’accusa al mondo politico e’ tremenda!
L’ombra del “piano parallelo” scoperchiato dal Dirigente Canzio non è solo una questione di fascicoli giudiziari, ma rappresenta l’atto d’accusa più feroce mai scritto contro una parte della classe politica sammarinese. Quando l’Autorità Giudiziaria parla esplicitamente di “supporto di vari personaggi politici” a un sodalizio criminale, il confine tra l’aula di tribunale e l’aula del Consiglio Grande e Generale svanisce. Non siamo di fronte a semplici indiscrezioni, ma a prove consistenti di una strategia eversiva che puntava a demolire la credibilità della Repubblica per favorire interessi patrimoniali privati.
Il ruolo di questi politici, secondo quanto emerge, è stato quello di facilitatori di un ricatto di Stato. Mentre nelle sedi ufficiali si giurava fedeltà alle istituzioni, nell’ombra si offriva supporto a chi dipingeva San Marino come un’entità antidemocratica e inaffidabile.
È un’operazione spietata: delegittimare il Paese all’estero e sabotare l’accordo di associazione con l’Unione Europea per costringere il governo a una trattativa illecita con i prevenuti. E per assurdo lo scrive uno che e’ totalmente contro questo infausto accordo ma fedele alla Repubblica di San Marino.
I contatti con i “bulgari”, mediati da intermediari compiacenti, non erano altro che il tassello di un progetto volto a trasformare la nostra antica democrazia in un protettorato di interessi stranieri e cricche locali.
In questo scenario, l’autoassoluzione a cui assistiamo in Consiglio è un esercizio di cinismo senza precedenti. È il trionfo della forma sulla sostanza: politici che si dichiarano “integri” o “estranei” solo perché il loro nome, in questo esatto momento, non è ancora iscritto nel registro degli indagati.
È un esempio singolare di distorsione della realtà: come se non essere (ancora) perseguiti penalmente cancellasse la responsabilità politica di aver frequentato, sostenuto o agevolato chi stava minando le fondamenta della Repubblica.
È il paradosso del politico che dice: “Non sono indagato, quindi il fatto che io abbia aperto la porta a chi voleva svendere il Paese non ha importanza”.
Se tutto questo non è tradimento, allora il termine stesso ha perso ogni significato.
Tradimento è usare il proprio ruolo pubblico per dare forza a un piano che usa il fango internazionale come arma di negoziazione.
Tradimento è permettere che poteri esterni condizionino il futuro europeo di San Marino per salvare i portafogli di un manipolo di sodali.
La narrazione dell’autoassoluzione è l’ultimo schiaffo ai cittadini: una classe politica che aspetta le sentenze dei giudici per decidere se avere o meno una coscienza è una classe politica che ha già abdicato al suo dovere morale.
La Repubblica non ha bisogno di politici che sventolano certificati penali puliti, ma di rappresentanti che non abbiano mai prestato il fianco a chi progettava di trasformare il Titano in un micro-stato fuorilegge.
Chi ha fatto parte, direttamente o indirettamente, di questa “nuova cricca” ha già emesso la propria condanna storica.
Il silenzio complice o la difesa d’ufficio basata su cavilli procedurali sono solo l’ultimo atto di chi ha preferito servire il “piano parallelo” invece della propria Patria.
Non basteranno ordini del giorno sulle fake news, peraltro propagate dagli stessi politici, per colpire me, i cittadini, la verità e la libertà.
/ms











