Si è concluso nella giornata di ieri davanti al tribunale di Rimini il processo di primo grado per il crac della Cmv – Cooperativa Muratori Verucchio, uno dei fallimenti più rilevanti nel settore dell’edilizia romagnola degli ultimi anni. Il giudice per l’udienza preliminare, Raffaele Deflorio, ha emesso la sentenza con rito abbreviato definendo le responsabilità per l’insolvenza della storica realtà di Verucchio, dichiarata fallita nel 2017 con un debito milionario e una galassia di circa cinquanta società collegate.
Secondo quanto stabilito dal giudice, la figura centrale della vicenda è Sauro Nicolini, 68 anni, condannato a 3 anni e 2 mesi di reclusione. Nicolini, individuato come l’amministratore di fatto del gruppo, è stato ritenuto responsabile di bancarotta distrattiva. L’accusa, che per lui aveva chiesto una pena più severa di sette anni, ha ricostruito un complesso meccanismo finanziario che avrebbe permesso di far uscire dal perimetro della cooperativa circa 6 milioni di euro. Tali somme, derivanti dalla vendita di vari immobili, sarebbero state sottratte al Fisco italiano e trasferite oltreconfine, nella Repubblica di San Marino.
Oltre a Nicolini, il tribunale ha inflitto pene ad altri due imputati legati alla gestione della cooperativa. Sauro Bronzetti, già tesoriere di Cmv e stretto collaboratore di Nicolini, è stato condannato a 3 anni, mentre Andrea Rossi, genero del dominus, ha ricevuto una condanna a un anno e quattro mesi. Per i primi due è scattata anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni, insieme al divieto temporaneo di ricoprire ruoli direttivi o esercitare attività d’impresa.
Il procedimento ha visto però anche diverse uscite di scena eccellenti. Il giudice ha infatti assolto con formula piena il commercialista Alessandro Ceccarelli, che ricopriva il ruolo di sindaco e revisore della cooperativa, e un funzionario di banca che era stato coinvolto nelle indagini. È stato inoltre deciso il non luogo a procedere nei confronti di Fabio Pula, all’epoca dei fatti presidente della Bcc Valmarecchia. Lo stesso Nicolini è stato prosciolto da due capi d’imputazione relativi alla bancarotta patrimoniale, mentre un’ulteriore contestazione è caduta in prescrizione.
Sul fronte del recupero delle somme per i creditori, la curatela fallimentare, rappresentata dall’avvocato Maurizio Ghinelli, ha ottenuto lo sblocco di 1,8 milioni di euro. Questi fondi, precedentemente sequestrati e custoditi nel Fondo unico di giustizia, saranno ora destinati ai risarcimenti. Nel frattempo, la liquidazione del patrimonio del gruppo è quasi giunta al termine: dal giorno del fallimento a oggi sono stati venduti quasi tutti i beni immobiliari attraverso circa 200 atti notarili, nel tentativo di ripianare i debiti lasciati dalla storica cooperativa della Valmarecchia. La difesa di Nicolini ha già annunciato che ricorrerà in appello contro la condanna.











