Cronaca. Condanna a Rimini: abusi sulla pronipote attirata con la scusa dei cani, inflitti oltre 7 anni di carcere

Il tribunale di Rimini ha messo un punto giudiziario a una vicenda di abusi familiari che sembra uscita da un incubo, confermando la colpevolezza di un uomo di 72 anni per violenza sessuale continuata su minore. La sentenza, arrivata nella giornata di ieri, ha stabilito una pena di 7 anni e 8 mesi di reclusione per l’anziano, accusato di aver approfittato della giovanissima parente tra le mura domestiche. Oltre alla detenzione, il collegio giudicante ha disposto un risarcimento economico significativo: 50.000 euro destinati alla vittima e 15.000 euro per la madre della ragazza, costituitesi parti civili nel processo.

I contorni della vicenda, ricostruiti durante le udienze e avvenuti in un comune del Riminese, riportano a un periodo compreso tra il 2014 e il 2016. All’epoca dei fatti, la bambina aveva un’età compresa tra i 6 e gli 8 anni e viveva nello stesso stabile del parente, occupando l’appartamento al piano superiore. Secondo quanto emerso dal dibattimento, l’uomo utilizzava uno stratagemma subdolo per convincere la piccola a scendere al piano terra: la invitava nel proprio appartamento con la promessa di lasciarla giocare con i suoi cani. Proprio questa modalità di adescamento ha spinto il sostituto procuratore Davide Ercolani, durante la sua arringa, a tracciare un parallelismo inquietante con la figura di Pennywise, il protagonista del romanzo “It” di Stephen King, che attirava le sue giovani vittime con dei palloncini per poi colpirle.

Nonostante la gravità delle accuse e la ricostruzione dell’accusa, la sentenza finale è risultata inferiore rispetto alle richieste della Procura, che aveva sollecitato una condanna a 13 anni di reclusione. La difesa dell’imputato è stata curata dall’avvocata Cinzia Bonfantini, mentre la madre della vittima è stata assistita dall’avvocato Mattia Lancini. La vicenda era emersa solo dopo che la bambina, oggi quasi maggiorenne, aveva deciso di allontanarsi progressivamente dal parente e di confidare i traumi subiti prima a un insegnante e successivamente alla madre, facendo scattare l’iter legale che ha portato alla denuncia.

L’epilogo processuale di questa settimana chiude un capitolo doloroso iniziato dieci anni fa, trasformando le confidenze scolastiche di una bambina in una verità accertata in sede giudiziaria. La decisione dei giudici riminesi riconosce la sistematicità delle violenze e il trauma inferto alla giovane, garantendo un ristoro economico che, pur non potendo cancellare il passato, segna una tappa fondamentale nel percorso di giustizia intrapreso dalla famiglia.