Sette anni e tre mesi di reclusione. È la pena inflitta dal Tribunale di Rimini a un 73enne riminese ritenuto responsabile di violenza sessuale aggravata e corruzione di minorenne ai danni della pronipote, all’epoca dei fatti tra i 3 e gli 8 anni.
Il Collegio, presieduto dalla giudice Fiorella Casadei, ha riconosciuto la piena responsabilità dell’imputato per episodi collocati tra il 2014 e il 2016. L’uomo era difeso dall’avvocata Cinzia Bonfantini.
Alle parti civili, assistite dall’avvocato Mattia Lancini, è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di 80mila euro: 50mila alla minore e 30mila ai genitori.
Le indagini furono coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani, che al termine della requisitoria aveva chiesto una condanna a 13 anni, definendo l’imputato “un mostro come IT”, richiamando il personaggio creato da Stephen King, capace di attirare le vittime con la scusa del gioco.
Nel 2023 la minore è stata ascoltata in incidente probatorio, dopo accertamenti sulla capacità testimoniale. Gli esiti hanno confermato la piena attendibilità delle dichiarazioni, escludendo suggestioni o costruzioni indotte. Nel corso del dibattimento sono stati sentiti numerosi testimoni e consulenti tecnici. Alcuni hanno riscontrato nella bambina un disturbo post traumatico da stress riconducibile alle condotte contestate.
Secondo l’accusa, gli abusi sarebbero avvenuti nell’abitazione dell’imputato, frequentata dalla minore in assenza della madre, con il pretesto di farle giocare con gli animali domestici in camera da letto.
La vicenda è emersa solo nel 2022, quando la ragazza ha confidato per la prima volta quanto accaduto a un’educatrice, trovando poi il coraggio di parlarne con la madre, che ha presentato denuncia.
Dopo aver appreso della querela, l’imputato aggredì con un coltello la madre della minore. Per quei fatti — atti persecutori e lesioni aggravate — è già stato condannato a 2 anni e 8 mesi. La sentenza, pronunciata dal Tribunale di Rimini, è stata confermata nel dicembre 2024 dalla Corte d’Appello di Bologna.
Ora la nuova condanna chiude un altro capitolo giudiziario di una vicenda che ha segnato profondamente la vittima e la sua famiglia.











