L’approvazione della riforma sulla naturalizzazione da parte del Consiglio Grande e Generale apre una riflessione profonda che va ben oltre la semplice gestione dei diritti individuali.
Non si tratta qui di avversare la possibilità per un privato cittadino di mantenere doppie o triple cittadinanze, una scelta che appartiene alla sfera personale e ai legami affettivi o familiari di ciascuno, ma il vero nodo, quello su cui la politica ha il dovere di fare chiarezza, riguarda la tutela suprema degli interessi della Repubblica e la gestione del potere nelle sedi istituzionali.

Quando si parla di governo e di legislazione la scelta deve necessariamente stringersi dato che si parla di sicurezza e di opportunità nazionale.
Chi siede in Consiglio Grande e Generale e, a maggior ragione, chi ricopre il ruolo di Segretario di Stato nel Congresso, non può permettersi il lusso dell’ambiguità e di avere altre cittadinanze oltre quella del Titano.
Rappresentare San Marino ai massimi livelli significa assumersi l’onere di una scelta di campo che non ammette doppie appartenenze giuridiche. Il mondo politico è il luogo dove si approvano leggi per tutelare il nostro sistema, decisioni che talvolta possono andare contro gli interessi di altri paesi per proteggere esclusivamente i nostri. In quei momenti, chi decide deve essere libero da ogni altro vincolo formale verso Stati esteri.
Il Comitato Pro-San Marino solleva dunque un’istanza di estrema ragionevolezza: come può un rappresentante delle istituzioni garantire la totale indipendenza nelle scelte di Stato se conserva un passaporto di un’altra nazione?
Il rischio di un conflitto di lealtà, anche solo potenziale, è un lusso che una piccola Repubblica come la nostra non può permettersi. La cittadinanza sammarinese, per chi detiene il mandato elettorale o di governo, deve tornare a essere un legame unico e indissolubile. È un atto di rispetto verso il popolo: chi guida la nave deve avere un’unica bandiera e non una scialuppa di salvataggio giuridica pronta all’uso altrove.
Per queste ragioni, è necessario e urgente fare fronte comune tra cittadini e mondo politico per promuovere una legge di iniziativa popolare o qualsiasi altro strumento per perseguire questo proposito. L’obiettivo non è discriminare, ma blindare le nostre istituzioni: chiunque aspiri alle alte cariche dello Stato deve possedere esclusivamente la cittadinanza sammarinese. Solo così potremo garantire che ogni scelta compiuta in Consiglio o in Congresso sia dettata unicamente dall’interesse nazionale, senza condizionamenti esterni o doppie fedeltà.
Dobbiamo agire per fare in modo che la nostra sovranità rimanga una cosa seria e non un concetto flessibile a seconda delle circostanze. Come scriveva Pietro Franciosi: “La nostra libertà è un retaggio che richiede ogni giorno di essere meritato con la dedizione totale.”
È tempo che chi governa dia l’esempio, dimostrando non solo a parole ma con i fatti che per San Marino si è pronti a una fedeltà che non accetta spartizioni.
Marco Severini – direttore GiornaleSM











