USA-IRAN, verso lo scontro totale: truppe statunitensi pronte per l’attacco

L’ipotesi di un conflitto armato tra Stati Uniti e Iran si fa sempre più concreta con il passare delle ore. Le forze armate americane avrebbero completato il posizionamento strategico in Medio Oriente, preparandosi a un potenziale intervento che potrebbe scattare già a partire da sabato 21 febbraio. Nonostante i canali diplomatici non siano stati del tutto chiusi, l’amministrazione Trump valuta con estrema attenzione lo scenario bellico, mentre le trattative sul nucleare segnano il passo.

Il piano operativo e le valutazioni della Casa Bianca

Sebbene il Presidente Donald Trump non abbia ancora sciolto le riserve definitive sull’azione, i vertici militari e l’intelligence hanno confermato la piena operatività dell’apparato bellico. Al termine di un vertice nella Situation Room, funzionari del Pentagono e della Casa Bianca hanno delineato un quadro che va ben oltre il semplice raid punitivo: sul tavolo c’è la pianificazione di una campagna militare ampia e prolungata. La portavoce Karoline Leavitt ha riferito che, pur essendoci stati minimi avanzamenti nel dialogo, sussistono numerose e valide argomentazioni che spingono verso l’opzione militare.

Diplomazia in stallo e asse con Israele

La distanza tra le parti resta marcata. Mentre il ministro iraniano Abbas Araghchi aveva parlato di un clima costruttivo, le fonti statunitensi descrivono i colloqui di Ginevra come privi di sostanza. La prospettiva di un’azione congiunta con Israele guadagna terreno, tanto che il premier Benjamin Netanyahu avrebbe già elevato il livello di allerta nazionale. Secondo indiscrezioni filtrate dallo staff presidenziale, la pazienza di Washington sarebbe ormai al limite, con probabilità di intervento stimate intorno al 90% qualora Teheran non presentasse proposte credibili in tempi brevissimi.

Schieramento di forze senza precedenti

A supporto di questa strategia, gli Stati Uniti hanno messo in campo il più massiccio dispositivo aereo visto nella regione dai tempi della guerra in Iraq del 2003. Il dispiegamento comprende caccia di quinta generazione, velivoli di comando e una seconda portaerei in avvicinamento. Secondo le analisi militari, tale concentrazione di potenza di fuoco permetterebbe di sostenere settimane di bombardamenti mirati, con l’obiettivo di neutralizzare le infrastrutture nucleari e missilistiche iraniane, colpendo direttamente i vertici politici e militari della Repubblica Islamica.