Emilia-Romagna, cala il lavoro domestico regolare: persi quasi ventimila addetti in tre anni

Il settore del lavoro domestico in Emilia-Romagna sta attraversando una fase di contrazione significativa. Secondo i dati del 7° rapporto annuale curato dall’Osservatorio DOMINA, presentati oggi, giovedì 19 febbraio 2026, nel 2024 i lavoratori regolarmente assunti in regione sono scesi a quota 69.866. Si tratta di una flessione del 19,1% rispetto al 2021, un calo che preoccupa le associazioni di categoria e che evidenzia una crescente difficoltà delle famiglie nel sostenere i costi della regolarità contrattuale.

La crisi colpisce in modo differenziato le diverse figure professionali. Se le badanti, storicamente la componente maggioritaria del settore, hanno registrato una flessione del 9,0%, il dato sulle colf è molto più allarmante, con un crollo del 32,1% nell’ultimo triennio. Il profilo del lavoratore tipo rimane fortemente caratterizzato: il 92,7% è donna e il 79,8% è di nazionalità straniera, con una prevalenza di persone provenienti dall’Est Europa (54,3%). La componente italiana rappresenta invece circa un quinto del totale.

L’impatto economico e il profilo dei datori di lavoro

Le famiglie emiliano-romagnole che agiscono come datori di lavoro domestico sono 71.597, con una contrazione del 18,1% rispetto al 2021. “L’elevato livello di irregolarità continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo di un mercato del lavoro equo”, ha spiegato Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA. “Troppe famiglie, spinte dalla necessità di contenere i costi, ricorrono ancora al lavoro sommerso, esponendosi a rischi legali ed economici”.

L’impatto economico del settore è comunque rilevante: nel 2024 le famiglie hanno speso 733 milioni di euro per le assunzioni regolari, generando un valore aggiunto per il PIL regionale di circa 1,4 miliardi di euro (lo 0,8% del totale). Il datore di lavoro medio in regione ha un’età elevata (71,5 anni) e nel 9,5% dei casi si tratta di grandi invalidi, a conferma della funzione sociale essenziale svolta da questi lavoratori nel supporto alla non autosufficienza.

Le sfide future e le proposte di riforma

Le proiezioni demografiche per l’Emilia-Romagna delineano uno scenario di emergenza assistenziale: entro il 2050 la popolazione con almeno 80 anni aumenterà del 58,8%, arrivando a rappresentare il 12,8% dei residenti. Di contro, la fascia dei giovanissimi (0-14 anni) subirà un’ulteriore flessione. In questo contesto, la tenuta del sistema di welfare domestico diventa cruciale.

Per contrastare il lavoro nero e sostenere le famiglie, DOMINA ha avanzato cinque proposte concrete al legislatore. “Proponiamo interventi come un meccanismo di cash back sui contributi INPS, il trasferimento parziale della NASpI come incentivo all’assunzione stabile e una detrazione fiscale pari al 10% dei costi sostenuti dal datore di lavoro”, ha concluso Gasparrini. “Queste misure possono trasformare la regolarità da obbligo formale a scelta realmente conveniente”.

A livello territoriale, Bologna rimane il fulcro del settore ospitando il 30,8% delle colf e il 26% delle badanti regionali, seguita da Parma, Modena e Reggio Emilia per densità di lavoratori rispetto alla popolazione anziana. La Regione Emilia-Romagna continua a garantire strumenti come l’assegno di cura e il fondo per la non autosufficienza, ma per l’Associazione DOMINA la sfida del futuro si giocherà sulla capacità di rendere il contratto regolare sostenibile per il bilancio delle famiglie.