San Marino. USL al fianco dei sindacati europei: no all’esclusione delle parti sociali dalla gestione dei fondi pensionistici

San Marino, 22 febbraio 2026

La previdenza è una materia complessa. Se si vuole che le nuove generazioni non restino escluse dal grande contratto sociale che essa rappresenta, è necessario mettere in campo strumenti nuovi capaci di rispondere all’allungamento della vita media. Le pensioni attuali vengono infatti pagate anche con i contributi dei lavoratori oggi attivi.

Per garantire sostenibilità al sistema occorre, prima di tutto, puntare sull’occupabilità delle nuove generazioni in relazione virtuosa con la crescita economica, costruendo un sistema attrattivo e competitivo.

In questo contesto, il tema dei fondi pensionistici non può vedere le parti sociali relegate a un ruolo marginale. È in questa direzione che si inserisce il lavoro portato avanti dalla CES – Confederazione Europea dei Sindacati, di cui l’USL fa parte – per contrastare uno scenario che tende a ridimensionare progressivamente il ruolo dei sindacati nella governance previdenziale.

Le iniziative che ignorano il ruolo delle parti sociali nella politica pensionistica vengono giudicate inaccettabili. L’ipotesi di un regolamento UE, direttamente applicabile, che altererebbe l’equilibrio tra le parti in un ambito strettamente connesso alla contrattazione collettiva, rappresenta un approccio in contrasto con i principi dei Trattati europei e con le prassi consolidate.

La CES ha inoltre espresso forti perplessità su specifici aspetti del pacchetto proposto, che sposterebbe sui singoli lavoratori – in assenza di proiezioni affidabili – la responsabilità delle decisioni sul proprio futuro pensionistico. Si tratta di scelte che non possono gravare sul singolo individuo ma che, dati e numeri alla mano, devono essere assunte in maniera collettiva, garantendo già attraverso il primo pilastro pensioni dignitose.

La richiesta avanzata dai sindacati europei è chiara: invertire una tendenza che indebolisce le soluzioni pubbliche e negoziate collettivamente a favore di prodotti privati individualizzati, poiché ciò danneggerebbe non solo i lavoratori, ma anche i datori di lavoro e l’economia europea nel suo complesso.

Il Segretario della Federazione Servizi e Commercio, Marco Santolini, in qualità di membro del Comitato Europeo che si occupa di pensioni, ha sottolineato che durante il dibattito in Commissione è emerso in modo univoco come, nel secondo pilastro, le parti sociali debbano mantenere facoltà decisionali e un effettivo potere di controllo.

Esiste una linea sottile tra la necessità di garantire redditività agli investimenti dei fondi e l’obbligo di non mettere a rischio il capitale. La vera sfida consiste nel mantenere un equilibrio tra questi due fattori. La riunione si è conclusa con la riaffermazione, da parte del Presidente del Comitato, che le pensioni complementari debbano conservare uno spirito sociale e collettivo: questa è la strada maestra da perseguire.

“A San Marino – ha proseguito il Segretario Santolini – le Organizzazioni Sindacali sono correttamente presenti sia all’interno del CPP sia nel FondIss, organismi che valutano gli investimenti relativi ai fondi pensione. Mi auguro che non si pensi di indebolire, smantellare o escludere i sindacati da questi organismi: sarebbe un passo indietro molto preoccupante.”

L’USL auspica pertanto che l’annunciata riforma di FondIss non venga presentata senza un doveroso confronto preventivo con le Organizzazioni Sindacali.

Unione Sammarinese Lavoratori