San Marino. Superstrada, sangue e polemiche dopo l’ennesimo pedone investito. La cittadinanza accusa: “Priorità a opere inutili mentre la sicurezza resta un miraggio”

Dal Bufalini non trapelano aggiornamenti sulle condizioni della donna di 73 anni investita nel tardo pomeriggio di ieri, lunedì 23 febbraio, sulla Superstrada, all’altezza di via Innocenzo Cappa. Intanto, nel Paese esplode una polemica feroce che mette sotto accusa non solo l’attuale gestione della viabilità, ma una filosofia di spesa pubblica che da decenni sembrerebbe privilegiare opere di facciata rispetto alla sicurezza dei cittadini.

La dinamica e il “paradosso della precedenza”. L’incidente, avvenuto intorno alle 17:30, ha riproposto con drammaticità i limiti strutturali della principale arteria sammarinese. La donna stava attraversando le strisce pedonali quando è stata travolta da un furgone che viaggiava nella corsia di sorpasso.

Proprio la dinamica del sinistro ha sollevato un dibattito tecnico e sociale senza precedenti. Secondo molti osservatori e cittadini che hanno affollato i canali social, l’attraversamento pedonale su una strada a quattro corsie rappresenta una “trappola mortale”. Il rischio maggiore è legato alla visibilità: se un automobilista nella prima corsia si ferma correttamente per concedere la precedenza, finisce paradossalmente per “schermare” il pedone agli occhi di chi sopraggiunge nella corsia di sorpasso a velocità sostenuta. In questo scenario, il pedone, sentendosi protetto dalla prima auto ferma, avanza verso il centro della carreggiata venendo travolto dal veicolo che procede sulla seconda corsia.

La scelta drastica di alcuni conducenti È emerso un dato inquietante ma significativo nel dibattito pubblico: diversi conducenti ammettono di non fermarsi più davanti alle strisce pedonali sulla Superstrada, non per mancanza di educazione civica, ma come forma estrema di tutela verso il pedone. La logica, per quanto controversa, è quella di evitare che il pedone si fidi dell’auto ferma e si esponga al rischio di essere investito dai veicoli che sopraggiungono alle spalle, spesso distratti o ad alta velocità. “Fermarsi in una strada a scorrimento veloce è pericolosissimo”, si legge in uno dei commenti più discussi, “una disattenzione può costare la vita a chi attraversa”.

L’accusa di spreco: “Soldi per opere inutili” Il malumore della cittadinanza punta dritto al cuore del bilancio dello Stato. La rabbia dei residenti riguarda la discrepanza tra le ingenti somme stanziate dal Congresso di Stato per progetti ritenuti secondari o di puro abbellimento e la cronica mancanza di fondi per la sicurezza stradale.

Nessun governo ha mai fatto nulla per mettere davvero in sicurezza questa strada”, denunciano molti utenti, evidenziando come, a fronte di investimenti recenti da centinaia di migliaia di euro per interventi estetici o estensioni di percorsi turistici marginali, non si sia ancora proceduto alla realizzazione di soluzioni strutturali. La richiesta che arriva a gran voce è quella di eliminare completamente gli attraversamenti a raso, sostituendoli con sottopassi o sovrappassi, oppure regolandoli obbligatoriamente con semafori a chiamata dotati di telecamere.

Un’emergenza ignorata La Superstrada sammarinese, progettata negli anni ’50 per un volume di traffico infinitamente inferiore, attraversa oggi centri abitati densamente popolati. La convivenza tra il traffico pesante e i pedoni è diventata insostenibile. Per la cittadinanza, il tempo delle “riflessioni” e delle “commissioni di studio” è scaduto: ogni euro speso in “opere inutili” è visto oggi come una risorsa sottratta alla protezione della vita umana lungo la via principale del Paese.

Al momento la Superstrada resta una ferita aperta nel cuore della Repubblica, in attesa che la politica decida se la vita dei pedoni valga finalmente un investimento strutturale o se si debba continuare ad attendere il prossimo, inevitabile, bollettino medico.

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