Rimini, inflazione al +0,9%: la spesa delle famiglie sale di 248 euro

L’Istat ha diffuso oggi i nuovi dati territoriali sull’inflazione relativi al mese di gennaio, delineando un quadro dei rincari che vede Rimini registrare gli incrementi più significativi tra le province romagnole. Secondo le analisi elaborate dall’Unione Nazionale Consumatori, le famiglie del territorio riminese dovranno affrontare una spesa aggiuntiva media di 248 euro su base annua.

Il capoluogo si posiziona al ventinovesimo posto nella classifica nazionale delle 78 località monitorate, con un tasso di inflazione annuo fissato allo 0,9%. Si tratta di un valore sensibilmente superiore rispetto a quello rilevato nelle province vicine, collocando il comprensorio appena sotto la media nazionale per quanto riguarda l’aumento del costo della vita.

Il confronto con il resto della Romagna evidenzia differenze marcate. Forlì-Cesena si trova infatti molto più in basso nella graduatoria, occupando il cinquantottesimo posto con un’inflazione dello 0,5% e un aggravio economico per nucleo familiare stimato in 138 euro. Risultati ancora più contenuti si registrano nel Ravennate, che rientra tra le dieci realtà più virtuose d’Italia con un aumento dei prezzi limitato allo 0,3% e una spesa supplementare di soli 83 euro annui.

A livello nazionale, il primato negativo per il mese di gennaio spetta a Cosenza, dove il rincaro raggiunge i 506 euro annui a causa di un’inflazione del 2,6%. Seguono Pistoia e Bolzano con aumenti che sfiorano i 500 euro a famiglia. Sul fronte opposto, Campobasso si conferma l’unica città italiana in deflazione, con una variazione negativa che si traduce in un risparmio medio di 24 euro per ogni nucleo.

I nuovi indici confermano come il territorio di Rimini stia subendo una pressione inflattiva più accentuata rispetto ai distretti confinanti, pur rimanendo in una fascia intermedia rispetto ai picchi critici registrati in altre aree del Paese. L’andamento dei prezzi nei prossimi mesi sarà determinante per capire se questo divario con le altre città romagnole sia destinato a ridursi.