Tra bandiere gialloblù e candele accese, la comunità ucraina locale e i cittadini riminesi hanno intonato canti e slogan, ribadendo la richiesta di pace mentre il conflitto entra nel suo quarto anno senza segnali di risoluzione immediata. Oltre al corteo laico, la giornata è stata segnata da momenti di spiritualità con preghiere nel Duomo e in altre chiese della città, supportate dalla Caritas Diocesana, storicamente gemellata con la sede ucraina di Volyn.

Il quadro internazionale resta drammatico: le stime attuali parlano di quasi due milioni di persone coinvolte tra vittime, feriti e dispersi, con un esodo di civili che prosegue ininterrotto.
In questo contesto, la provincia di Rimini si conferma un punto di riferimento per l’accoglienza. Già nel 2022 il territorio si era distinto in Emilia-Romagna ospitando quasi 5mila profughi, prevalentemente donne e bambini accolti da una rete diffusa composta da famiglie, parrocchie e strutture ricettive.
Le dinamiche dei flussi migratori sono mutate tra il 2023 e il 2024: mentre una parte degli sfollati ha fatto ritorno nelle aree meno colpite dai combattimenti, si sono registrati nuovi arrivi, inclusi ricongiungimenti familiari maschili. I dati aggiornati indicano che, dall’inizio dell’emergenza a oggi, sono stati rilasciati oltre 8mila permessi di soggiorno per protezione temporanea nella provincia, coprendo circa un terzo dell’intera accoglienza regionale che ammonta a 26mila unità.
Domenica Morra, presidente dell’associazione Italia-Ucraina Maidan, ha commentato la risposta della città, definendo straordinaria la capacità di accoglienza dimostrata dal territorio. La responsabile ha sottolineato come, nonostante il passare del tempo, la catena di solidarietà e l’invio di aiuti da Rimini verso le zone di guerra non abbiano mai subito interruzioni.











