Venti di guerra fra USA e Iran. Teheran, l’arsenale che minaccia l’Europa: “viaggio” nell’enorme arsenale offensivo dei Pasdaran…

Le capacità balistiche della Repubblica Islamica tornano al centro dell’attenzione internazionale dopo i recenti riferimenti politici alla sicurezza globale. Un’analisi tecnica dell’apparato bellico di Teheran rivela una potenza di fuoco consolidata, frutto di decenni di sviluppo post-bellico e di collaborazioni strategiche con Russia, Cina e Corea del Nord, testata sul campo attraverso conflitti regionali e l’azione di milizie alleate come gli Houthi.

Il cuore della minaccia risiede nella gittata dei vettori. Se i modelli a corto e medio raggio come lo Shahab 1 e il Dezful coprono distanze fino a mille chilometri, sono gli ordigni di classe superiore a preoccupare le cancellerie occidentali. Il missile Khorramanshahr, con un raggio d’azione stimato intorno ai 2.000 chilometri, sarebbe teoricamente in grado di colpire l’Europa sud-orientale, Grecia compresa, se lanciato dalle basi occidentali iraniane. A completare lo schieramento offensivo vi sono i missili da crociera Soumar e una vasta flotta di droni kamikaze.

Per proteggere questi asset strategici, i Pasdaran hanno disseminato il territorio di bunker e rifugi scavati nelle montagne, disperdendo le risorse per garantirne la sopravvivenza in caso di attacco. Nonostante i danni subiti alle infrastrutture di produzione e alle rampe di lancio durante gli scontri con forze israeliane e statunitensi dello scorso giugno, il regime ha lavorato intensamente per ripianare le perdite, sfruttando canali paralleli per aggirare l’embargo e acquisire componenti e combustibile.

Le stime non ufficiali quantificano l’arsenale in almeno 2.000 missili e oltre 200 lanciatori, con l’ipotesi di nuove forniture di sistemi antinave per contrastare la presenza americana nei mari. La capacità dimostrata di penetrare in più occasioni i sofisticati scudi antimissile israeliani conferisce a queste armi un alto valore strategico, motivo per cui Teheran continua a respingere fermamente le richieste di Washington di ridurre il raggio operativo o ridimensionare le scorte.