La Corte d’Appello di Bologna ha messo un punto fermo sulla vicenda giudiziaria che vede protagonista un uomo di 58 anni, confermando integralmente la sentenza di primo grado emessa nel maggio del 2023. I giudici hanno ribadito la condanna a due anni e sei mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti in famiglia, ponendo a carico dell’imputato anche il pagamento delle spese processuali. La decisione giunge al termine di un iter legale che ha cercato di fare luce su un clima di vessazioni continue vissuto tra le mura domestiche dalla compagna dell’uomo.
Il quadro accusatorio emerso durante i due gradi di giudizio descrive una quotidianità segnata da una pesante violenza psicologica e fisica. L’imputato, assistito dal legale Giovanna Ollà, avrebbe sottoposto la convivente a umiliazioni sistematiche, insultandola pesantemente e arrivando a minacciarla di morte. Tra gli episodi contestati spicca la tendenza dell’uomo a colpevolizzare la vittima per le aggressioni subite, sostenendo che le percosse fossero una diretta conseguenza del comportamento della donna. Queste condotte avvenivano abitualmente anche alla presenza delle due figlie minorenni della coppia, le quali si sono costituite parte civile in entrambi i processi attraverso il supporto degli avvocati Nunzia Barzan e Marlon Lepera.
L’aggressività del 58enne non si sarebbe limitata alla compagna, ma si sarebbe estesa anche alla sfera relazionale di quest’ultima. L’uomo aveva infatti manifestato una forte ostilità verso il nuovo partner della donna, utilizzando espressioni discriminatorie e intimandole di tenerlo lontano dalle figlie. Nemmeno l’intervento della giustizia aveva inizialmente placato l’atteggiamento dell’imputato: una volta appreso della denuncia presentata dalla vittima, l’uomo aveva espresso un profondo disprezzo per l’autorità giudiziaria, arrivando a vantarsi della propria impunità e utilizzando termini volgari per sminuire la figura del giudice.
Sotto il profilo strettamente processuale, la sentenza d’Appello ha mantenuto la distinzione già tracciata nel primo verdetto del Collegio. Nonostante l’accusa iniziale riguardasse i maltrattamenti verso l’intero nucleo familiare, l’imputato è stato ritenuto colpevole esclusivamente per le condotte ai danni della compagna, venendo invece assolto dall’accusa di maltrattamenti diretti verso le figlie. Con questa conferma, la magistratura bolognese ribadisce la gravità delle vessazioni fisiche e morali documentate, chiudendo un capitolo doloroso per le parti lese coinvolte nella vicenda.











