La giustizia ha fatto il suo corso, ma per un giovane di 25 anni residente a Misano il sapore della vittoria in aula è decisamente amaro. Si è concluso con una condanna a quattro mesi di reclusione il processo a carico di un ventottenne originario di Torre Annunziata, ritenuto responsabile di un raggiro informatico che, nel dicembre del 2022, aveva polverizzato i risparmi di una vita della vittima. Nonostante la decisione del giudice, che ha comunque ridotto la pena rispetto ai dieci mesi sollecitati dal pubblico ministero, resta fortissimo il dubbio che il condannato fosse solo l’ultimo anello di una catena criminale più complessa, agendo come prestanome per incassare il denaro sottratto.
La vicenda, emblematica dei pericoli legati al phishing, era iniziata con un banale SMS apparentemente inviato da Poste Info. Il messaggio esortava il giovane a cliccare su un link che rimandava a una piattaforma speculare a quella ufficiale di Poste Italiane, dove il venticinquenne aveva inserito le proprie credenziali d’accesso. La trappola si era fatta poi più serrata: dopo la richiesta di inserire il saldo del conto (pari a 9.400 euro) e l’invio di un codice numerico per una presunta riattivazione di sicurezza, era entrata in scena una finta direttrice della filiale di Misano. La donna, attraverso una telefonata persuasiva, aveva convinto il ragazzo di essere vittima di un dipendente infedele, chiedendo il suo aiuto per incastrare il malfattore e mettere al sicuro il denaro.
Seguendo le istruzioni della sedicente funzionaria, la vittima aveva inconsapevolmente autorizzato il trasferimento dell’intera somma su un conto terzo. L’inganno era stato orchestrato con tale perizia che alla vittima era stato persino dato appuntamento presso l’ufficio postale fisico per formalizzare la denuncia e recuperare i fondi “salvati”. Solo una volta giunto allo sportello, il giovane misanese aveva scoperto la terribile realtà: non esisteva alcuna indagine interna e i suoi soldi erano spariti. La denuncia presentata ai Carabinieri ha però permesso di seguire la scia del denaro; i militari dell’Arma, analizzando l’IBAN di destinazione e i filmati della videosorveglianza, sono riusciti a identificare il ventottenne campano mentre prelevava i contanti in una filiale di Torre Annunziata.
Durante il dibattimento in tribunale, il giovane truffato si è costituito parte civile assistito dall’avvocato Stefano Caroli, ottenendo il riconoscimento della colpevolezza dell’imputato. Tuttavia, la sentenza non garantisce il recupero dei quasi 10.000 euro sottratti, lasciando aperta l’ipotesi che la mente strategica del raggiro — la misteriosa voce femminile al telefono — sia rimasta impunita.











