La seduta del mattino di giovedì 26 febbraio della Commissione IV si apre con il comma “comunicazioni”.
Mirko Dolcini (Domani Motus Liberi) richiama un ordine del giorno del 12 giugno 2025 che impegnava il Congresso di Stato a riferire entro il 31 ottobre alla Commissione Quarta sulle eventuali criticità della legge 10 del 2024 sulla fibromialgia. Dolcini chiede se vi siano novità e sollecita spiegazioni sul report annunciato e sui confronti svolti.
Con Matteo Casali (RF) il dibattito si sposta sul tema della sicurezza stradale. L’ennesimo incidente sulla superstrada, con un pedone investito, diventa l’occasione per una riflessione più ampia. Secondo Casali il progetto “Strade sicure” si è rivelato “un bluff”, perché la manutenzione ordinaria è stata presentata come un piano organico. Critica le scelte di spesa, citando i parcheggi alla Baldasserona e il trenino, e afferma che con quelle risorse si sarebbero potuti realizzare più sottopassi lungo la superstrada. Invoca un piano strutturale, distinto tra superstrada e viabilità ordinaria, il recupero di collaborazioni accademiche come quella con il Politecnico di Torino e la revisione delle barriere stradali.
Emanuele Santi (Rete) sollecita formalmente la convocazione di commissioni per discutere i progetti di legge depositati dall’opposizione, fermi dal 4 febbraio 2025, tra cui il “Diritto all’acqua e all’energia” e quello sulle misure urgenti per la trasparenza e gli ammanchi contributivi. Santi contrappone le priorità legate alla sicurezza ad altre scelte di spesa che giudica discutibili, come il trenino di collegamento di poche centinaia di metri costato 500 mila euro, ribadendo che “piuttosto che investire in opere inutili, si destinino fondi alla sicurezza stradale”. Infine apre un ulteriore fronte, quello dell’impianto fotovoltaico di Brescia, rispetto al quale secondo il commissario permangono molti punti interrogativi.
Riflettori puntati, al comma 2, sull’audizione del Comitato Esecutivo ISS.
Il riferimento del Segretario di Stato per le Finanze Marco Gatti si muove su due binari: da un lato il lavoro già svolto, dall’altro gli obiettivi assegnati per il 2026. Gatti parla di una revisione complessiva dei servizi finalizzata ad ampliare ed efficientare l’attività, intervenendo su fasce orarie e giornate lavorative. Cita l’accentramento delle prenotazioni, interventi sul centro vaccini, sul laboratorio analisi, sulla guardia medica, sull’endoscopia e sulla radiologia, con l’obiettivo dichiarato di superare rigidità organizzative e andare incontro alle esigenze dell’utenza, in particolare per la riduzione delle liste d’attesa. Sottolinea poi l’adozione di strumenti programmatori e regolamentari: il piano annuale per la copertura dei PDR vacanti, il piano triennale degli investimenti, il piano annuale delle forniture e un documento congiunto tra Direzione amministrativa ISS, Azienda Autonoma e Dipartimento Territorio per programmare le opere necessarie al miglior funzionamento dell’Istituto. Rivendica interventi di razionalizzazione della spesa, come la centralizzazione del trasporto protetto, la ricontrattazione delle consulenze esterne e l’esternalizzazione di servizi accessori non core, come le cucine, oltre a una maggiore attenzione al recupero crediti verso soggetti non adeguatamente seguiti in passato. Evidenzia anche l’adozione di una regolamentazione interna per la gestione di istanze e ricorsi sulle prestazioni sanitarie esterne. Passando agli obiettivi per il 2026, il Segretario chiarisce che il primo resta la riduzione delle liste d’attesa. In quest’ottica è stato richiesto di definire linee guida per migliorare l’appropriatezza prescrittiva, perché incide direttamente sulla formazione delle liste. Si dovrà proseguire nella revisione dei rapporti con professionisti e strutture esterne e implementare il progetto anziani, potenziando l’assistenza domiciliare integrata. Tra le priorità figura anche il miglioramento dell’organizzazione delle visite domiciliari pediatriche. Gatti insiste sul fatto che non si debba intervenire solo sui costi ma anche sulle entrate, valorizzando la libera professione medica intramuraria nei limiti consentiti dall’attuale normativa, in attesa di eventuali interventi politici.
Il Segretario di Stato per il Territorio Matteo Ciacci si concentra in particolare sulla programmazione territoriale e sulla prospettiva di una nuova struttura ospedaliera. Ricorda la delibera del 30 settembre 2025 che affida a un gruppo di progetto il compito di definire, entro sei mesi, il contenuto dell’offerta sanitaria da prevedere in caso di nuovo ospedale. L’attuale struttura, evidenzia, presenta criticità sismiche e strutturali già emerse con la necessità di interventi per l’accreditamento dei reparti, ma prima di parlare di finanziamenti o consulenze si è scelto un metodo diverso: partire da una rendicontazione puntuale di ciò che oggi l’ospedale fa, di ciò che esternalizza e di quali siano i reali fabbisogni. Solo dopo si potrà decidere “cosa vogliamo farci dentro”, chiarendo scelte strategiche come, ad esempio, il mantenimento del punto nascite. “Stiamo lavorando sull’Unità Organizzativa Complessa di Oncoematologia, sulla nuova farmacia dell’Ospedale di Stato, con gare già partite, sull’Unità Organizzativa Complessa della Salute Mentale, sul servizio di lungodegenza con studio di fattibilità entro il 30 aprile 2026 e sul servizio di hospice, anch’esso con studio di fattibilità entro il 30 aprile 2026. Siamo andati recentemente in CDA per gli esecutivi e gli atti di gara dell’oncologia; per la nuova farmacia la gara è partita; per l’Unità di Salute Mentale è previsto il progetto preliminare con revisione entro il 28 febbraio 2026; per lungodegenza e hospice il piano di fattibilità entro il 30 aprile 2026” chiarisce Ciacci.
Il Direttore Amministrativo Manuel Canti si collega agli interventi dei Segretari per spiegare la linea seguita sul versante organizzativo e amministrativo. La filosofia, chiarisce, è stata quella di “creare le regole del gioco prima di intervenire sulla gestione”, soprattutto in materia di personale, che rappresenta oltre il 60% della spesa dell’ISS. Senza un quadro chiaro di regole, sostiene, non è possibile razionalizzare davvero. In concreto questo ha significato definire la normativa sulla mobilità, regolamentare la flessibilità – in particolare per infermieri e OSS – e predisporre un piano generale di assegnazione per sapere esattamente dove sono collocate le risorse e con quale tipologia di rapporto. È un passaggio che, sottolinea, all’ISS non era mai stato fatto in modo organico. Da qui è stato possibile adottare un piano dei concorsi e programmare il reclutamento. Resta però, a suo avviso, un tassello da completare: una disciplina organica delle modalità di copertura dei profili di ruolo, oggi non ancora strutturata come nel resto della pubblica amministrazione. Canti insiste poi sulla revisione del sistema di valutazione del personale medico, sanitario e sociosanitario. Non si tratta di un adempimento burocratico, ma di uno strumento gestionale per responsabilizzare i direttori di UOC e di dipartimento. Sul fronte dell’ottimizzazione richiama l’esternalizzazione del servizio cucine, definendolo un servizio accessorio rispetto alla mission sanitaria. L’operazione è stata preceduta da un’analisi costi-benefici e, precisa, non comporta una perdita di controllo: la qualità resta monitorata tramite strumenti contrattuali. Passando alle infrastrutture, evidenzia che i tempi sono fisiologicamente lunghi e per questo serve programmazione e monitoraggio. È stato formalizzato un accordo con l’Azienda di Stato per definire le tempistiche, oggi rispettate. Date le risorse interne limitate per la progettazione, sono state individuate priorità: al primo posto l’oncologia, con lavori previsti entro marzo e procedure semplificate per accelerare gli iter. Anche per l’hospice si sta lavorando a una soluzione transitoria conforme alle norme, in attesa dell’intervento definitivo legato al nuovo ospedale.
Il Direttore delle Attività Sanitarie e Socio-Sanitarie Alessandro Stefano Bertolini ripercorre ciò che è stato fatto sul piano clinico e organizzativo. Parte da segnali simbolici ma significativi: l’ospedale è diventato ufficialmente “senza fumo” e sono state fatte rispettare regole più stringenti anche negli spazi comuni, come la mensa. Sono stati inoltre trasferiti in ospedale sia la guardia medica, per garantire maggiore integrazione con il pronto soccorso e con la farmacia h24 di Cailungo, sia il centro vaccini, ritenendo più sicuro collocarlo in un ambiente multispecialistico, capace di gestire eventuali emergenze. Uno dei nodi più delicati riguarda la pediatria. Bertolini spiega che una dottoressa ha lavorato fino a 67 ore settimanali per garantire la guardia notturna e che nel 2025 sono stati spesi 330.000 euro per coprire il servizio. Con un organico sotto le sette unità, una guardia attiva notturna stabile è giudicata insostenibile. Per questo si è passati alla reperibilità: dal 1° gennaio al 25 gennaio i pediatri sono stati chiamati otto volte, “una ogni tre giorni”, numeri che, secondo il direttore, non giustificano un investimento così elevato per una presenza fissa notturna. La scelta punta a liberare risorse e a rafforzare l’attività diurna. Sul fronte organizzativo sono stati banditi concorsi per otto caposala, elaborato un piano triennale degli investimenti e ridotto l’utilizzo del robot chirurgico ai soli interventi complessi, con un risparmio stimato di circa 250.000 euro per il 2026. Proprio sulle liste d’attesa Bertolini ammette che la criticità principale resta la risonanza magnetica. L’attivazione del sabato ha consentito 12 esami in più a settimana, ma non è ancora sufficiente. Si stanno studiando soluzioni ulteriori. Analogo ragionamento per l’endoscopia con un collo di bottiglia logistico legato al letto di risveglio. Si sta valutando un trasferimento temporaneo dell’attività in spazi esterni, mantenendo personale e strumentazione ISS, per aumentare la capacità di risposta. Tra le altre iniziative: l’ambulatorio per tumori eredo-familiari, la definizione di protocolli di ingaggio per grandi eventi come il Rally Legend e una rilevazione puntuale dei carichi di lavoro per capire quanto tempo i sanitari dedicano effettivamente all’assistenza rispetto alle attività amministrative. Sul piano strategico annuncia l’avvio, dal 1° marzo, di un programma di eradicazione dell’epatite C con screening di massa per i nati tra il 1973 e il 1993, definendolo un investimento in prevenzione che evita in futuro cirrosi e tumori epatici. Raggiunto un accordo rilevante con l’Emilia-Romagna per l’accesso alla loro centrale unica acquisti: l’ISS potrà approvvigionarsi attraverso il loro portale beneficiando di prezzi più vantaggiosi, superando il limite dimensionale di un piccolo Stato. Bertolini torna poi su quello che definisce “il grosso problema dell’hospice”, considerandolo una priorità assoluta per qualsiasi organizzazione sanitaria. Sottolinea che non si può più rimandare e che l’impegno deve essere condiviso da tutti, sanitari e politica. Con il Comitato Esecutivo si è valutata una soluzione transitoria, un “hospice tampone”, da realizzare con il minor costo possibile in attesa del nuovo ospedale o della definitiva riorganizzazione delle strutture. Dalla ricognizione effettuata emerge che quattro stanze dell’ex reparto Covid potrebbero essere convertite in hospice con interventi minimi, sostanzialmente l’ampliamento dei bagni, senza necessità di ristrutturazioni dei locali tecnici. Se l’Authority approverà il progetto, Bertolini ritiene realistico attivare il servizio entro metà anno. Per una popolazione di 35.000 cittadini, con circa 40 casi di terminalità seguiti lo scorso anno dalle cure palliative, quattro posti letto sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno.
Nel finale della seduta del mattino, spazio alle domande e alle riflessioni dei Commissari.
Miriam Farinelli (RF) affronta il tema della finanza di progetto chiarendo che può essere uno strumento utile solo se resta confinato alle infrastrutture e ai servizi non core, lasciando al pubblico la piena responsabilità clinica. Chiede quindi al Comitato Esecutivo e al Segretario Gatti una posizione chiara.
Mirko Dolcini (D-ML) domanda se sia già possibile quantificare i risparmi attesi, l’impatto sulle liste d’attesa e il numero di utenti che beneficeranno degli interventi. Chiede quale sarà l’effetto dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea sull’ISS, solleva il tema dell’ambulanza notturna senza medico e vuole chiarimenti sull’effettivo utilizzo dei macchinari.
Emanuele Santi (Rete) concentra l’intervento sull’aumento del contributo statale all’ISS, passato negli ultimi anni da circa 85 a 98 milioni, con prospettiva di 105. Evidenzia l’incremento della spesa sanitaria, dei medicinali e dei servizi esternalizzati e chiede quali misure si intendano adottare per contenerla, pur ribadendo che la salute è un investimento.
Matteo Casali (RF) interviene poi su hospice e camera ardente, sostenendo che alcune situazioni non siano più tollerabili, e sul taglio lineare del 10% ai medici consulenti, rispetto al quale chiede le motivazioni tecniche e avverte il rischio di disaffezione in una realtà già poco attrattiva per i professionisti.
Guerrino Zanotti (Libera) riconosce al Comitato di aver intrapreso la strada indicata dal Consiglio, soprattutto su riorganizzazione e liste d’attesa. Sostiene che prima di parlare di tagli occorra rafforzare la medicina preventiva e territoriale, potenziando medici di base, infermieri di famiglia e centri sanitari, così da ridurre l’accesso improprio all’ospedale e migliorare appropriatezza e qualità.
I lavori vengono sospesi alle 12.30. Riprenderanno alle 14.00.
20260226 – Commissione Consiliare IV – Report giovedi 26 febbraio 2026 mattina (1)











