È la frase di Italo Calvino — «Le città come i sogni sono costruite di desideri» — ad aver ispirato uno dei progetti più ambiziosi portati in aula dal gruppo di lavoro dell’Istituto Comprensivo XX Settembre: il “Parco dell’Amicizia”, un sogno verde e concreto per un quartiere del centro città. La frase dello scrittore ha accompagnato anche lo spirito della serata di ieri, quando il Consiglio Comunale di Rimini ha ospitato la cerimonia di insediamento del Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, un organismo regolamentato istituito con delibera approvata all’unanimità nell’ottobre 2025, con mandato annuale, riunioni ufficiali nella stessa aula istituzionale, verbali, votazioni e la prospettiva di una seduta congiunta con il Consiglio degli adulti. Al termine della prima storica seduta, i 32 giovani consiglieri — ragazze e ragazzi tra i 10 e i 14 anni, provenienti da sette scuole del territorio — hanno eletto a scrutinio segreto la propria Sindaca.
Si chiama Viola Gobbi, viene dall’IC XX Settembre di Rimini, e ha le idee chiare. Giustizia, rappresentanza delle minoranze, parità di genere e costruzione di una società senza conflitti: queste le idee che l’hanno portata alla guida del nuovo consiglio.
Chi è Viola Gobbi: la sindaca che vuole essere «l’ultima cittadina»
Presentarsi con il nome di una scuola sulle spalle non è mai cosa da poco. Farlo con la consapevolezza di chi sa già perché è lì, invece, è un’altra storia. Viola Gobbi, studentessa dell’Istituto Comprensivo XX Settembre di Rimini, ha esordito davanti all’assemblea con semplicità: «Ho deciso di candidarmi al ruolo di sindaca perché non ho mai sopportato le ingiustizie». Una frase breve, diretta, senza fronzoli.
Ma dietro quella semplicità c’è una riflessione più profonda, maturata nel tempo. Viola sa bene quale ingiustizia la disturba più di altre: quella del silenzio imposto. «Spesso le minoranze non vengono ascoltate — ha spiegato —, e noi giovani siamo una minoranza troppe volte non ascoltata». Un’osservazione che, venendo da una ragazza di quella età, suona meno come una lamentela e più come una presa di posizione politica vera e propria.
C’è poi una seconda ragione che l’ha spinta a candidarsi, e anche questa rivela uno sguardo attento al mondo che la circonda: «Non si vedono spesso donne impegnate in politica», ha detto. Niente retorica, niente slogan. Solo la constatazione lucida di un dato di fatto, e la scelta di non limitarsi a registrarlo.
La sua visione della società — e della politica come strumento per cambiarla — è quanto di più lontano ci sia dal cinismo. «In una società in cui lo scontro e la violenza sono diventate normalità, noi giovani vorremmo essere l’esempio di conciliazione e collaborazione», ha affermato, aggiungendo con una sicurezza che ha colpito l’aula: «Una società senza conflitti è possibile ed è quello che ogni giorno proviamo a costruire nelle nostre aule scolastiche». Non un’utopia, quindi, ma un cantiere già aperto. E questa, ha promesso, sarà una delle sue priorità da sindaca.
Quello che emerge dal discorso di Viola è anche una concezione matura dell’impegno civile: non qualcosa di astratto, riservato agli adulti o alle grandi occasioni, ma una pratica quotidiana, fatta di scelte, rispetto delle regole e ascolto reciproco. «Noi tutti, anche se non ce ne rendiamo conto, facciamo politica attraverso le nostre scelte e le decisioni di ogni giorno», ha spiegato. «È importante ascoltare le opinioni altrui e trovare un punto d’incontro per poter andare avanti in accordo e con il consenso di ogni persona: adulti, bambini e bambine, ragazze e ragazzi». Una grammatica della democrazia, vissuta prima ancora che studiata.
Non è arrivata da sola, ci tiene a precisarlo. Nel suo discorso ha ringraziato esplicitamente Amy, Maria, Giulia e Martina, le consigliere elette che l’hanno affiancata, e i compagni e le compagne «per aver creduto in me». Un gesto che dice qualcosa sul carattere di chi lo fa.
E poi, la chiosa finale: quella che forse più di tutto definisce il profilo della nuova sindaca. «Candidarmi, per me, non vuol dire essere la prima cittadina, vuol dire essere l’ultima cittadina — ha detto —, perché avrò il dovere di assicurarmi che vengano sempre rispettate le idee e le esigenze di ognuno». Una definizione del potere come servizio, non come traguardo.
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