Milano, venti di guerra affossano i listini in Borsa: petrolio e gas alle stelle. Lunedì nero per la finanza globale

È un lunedì nero per la finanza globale, travolta dall’escalation militare in Medio Oriente. L’apertura dei mercati di oggi registra perdite pesanti in tutte le piazze finanziarie, con Piazza Affari che sprofonda sotto il peso dell’incertezza legata all’attacco congiunto sferrato nel weekend da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il timore principale riguarda il blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’economia mondiale.

A Milano il listino principale lascia sul terreno circa due punti percentuali. La tensione geopolitica ha spaccato in due il paniere dei titoli: da un lato il crollo verticale del comparto automobilistico, con Stellantis che perde il 6%, e la sofferenza del lusso e delle banche; dall’altro la corsa ai beni rifugio e ai titoli strategici. Leonardo vola con un rialzo del 6% spinto dal settore difesa, mentre Eni guadagna quasi il 5% beneficiando direttamente della fiammata del greggio.

Il segno meno domina in tutto il Vecchio Continente, con Madrid, Francoforte e Parigi che segnano passivi pesanti. A terrorizzare i mercati è la corsa sfrenata delle materie prime: il prezzo del gas ha subito un’impennata violenta del 20%, mentre il petrolio Brent e il Wti registrano balzi superiori all’8%. Anche l’oro tocca nuovi record, confermandosi la cassaforte degli investitori in tempi di crisi, con un aumento del valore superiore al 4%.

La tempesta finanziaria era stata anticipata nella notte dalla chiusura negativa delle borse asiatiche, con Tokyo e Hong Kong in netta flessione. Le prospettive per il pomeriggio non sono migliori: i futures di Wall Street annunciano un’apertura in profondo rosso. Sul fronte valutario, il dollaro si rafforza considerevolmente sull’euro, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi mostra una risalita, sintomo di una tensione che sta contagiando ogni asset class.