Iran, Diritto internazionale, “Regime Change” e Gin-Tonic: finalmente a San Marino lo sdegno politico è “chiuso per weekend” … di Enrico Lazzari

C’è qualcosa di profondamente terapeutico nel silenzio che ha avvolto il Titano negli ultimi quattro giorni. Mentre i cieli di Teheran si illuminavano per l’offensiva USA-Israele e le piazze di mezzo mondo si riempivano di iraniani in festa per l’esecuzione del leader Khamenei, la politica sammarinese ha scelto la via del mutismo selettivo. Bene, speriamo che duri…

Però, dopo il “casino” fatto per Gaza prima, per Maduro poi, una domanda mi vien da farmela: dov’erano i professionisti del “cessate il fuoco”, i drammaturgi del “genocidio”, i chierichetti di Gutierrez e del Diritto internazionale nella scorso week-end? Dove sono finiti, cioè, quei paladini del Diritto Internazionale che, solitamente, ci inondano di comunicati non appena un “petardo” scoppia da qualche parte di un certo mondo? Il loro “sdegno”, la loro sensibilità, questa volta, era “chiusa per weekend”?. O forse, più semplicemente, mi vine da pensare, stavolta il copione era troppo complicato per i soliti sermoni interminabili, talvolta illogici ed irrazionali, anti-USA e anti-Israele…

Sia chiaro un concetto, a costo di risultare sgradevoli ai cultori del politicamente corretto: ben venga il Regime Change in Iran. Ben venga la polvere che si posa sui turbanti di una teocrazia che per decenni ha prefessato e diffuso terrore, inscenato impiccagioni in piazza e alimentato kamikaze e instabilità globale. Se la libertà del popolo persiano deve passare per i missili di chi ha deciso di smetterla – oltre che di piazzare la sua mossa da “scacco matto” nello scacchiere della geopolitica globale – di fare melina con i tiranni, allora che sia. Le piazze iraniane che ballano in mezzo mondo valgono più di mille mozioni d’ordine del giorno scritte col bilancino della faziosità e dell’ideologia.

E, paradossalmente, ben venga anche il silenzio della nostra politica. Per una volta, i partiti sammarinesi – da Libera a Rete, passando per il PDCS – hanno evitato di propinarci la solita solfa sulla “violazione del diritto internazionale”. Perché, vedete, bisogna essere degli ingenui cronici o dei malati di ipocrisia per continuare a considerare “Vangelo” il ruolo delle Nazioni Unite e dei vari organismi sovranazionali.

Come ha ricordato con brutale onestà anche Stefania Craxi, l’ONU è ormai un “guscio vuoto”. Un vaso di terracotta rotto che non serve a proteggere i deboli, ma a garantire l’immunità ai macellai. Il “Diritto Internazionale”, in mano a questi burocrati, e ai veti di cinque “potenti”, è diventato lo scudo dietro cui i sanguinari dittatori – da Maduro a Khamenei – nascondevano i propri crimini, certi che un veto incrociato o una condanna annacquata li avrebbe salvati sempre.

Sia benedetta, quindi, talvolta, la violazione del Diritto Internazionale… Magari, fosse stato violato anche dai Caschi Blu a Srebrenica! Del resto, anche solo fingere, oggi, di credere nell’efficacia dell’ONU è come affidare la sicurezza della propria casa a un antifurto che suona solo quando il ladro è già uscito con la cassaforte.

Quindi, cari politici sammarinesi, avete fatto bene a tacere. È stato un atto di onestà involontaria. Invece di invocare regole scritte sulla sabbia per difendere lo status quo di un regime liberticida, vi siete presi una pausa e goduti il week-end, chi in compagnia di qualche gin-tonic, chi al servizio dei figlioletti. Bravi! Avete evitato di difendere l’indifendibile in nome di una “legalità internazionale” che – come la storia conferma inappellabilmente – esiste solo nei cocktail del Palazzo di Vetro e nelle menti di chi non ha mai visto una piazza di Teheran insanguinata.

Il mondo sta cambiando, i regimi cadono e il “Guscio Vuoto” dell’ONU mostra tutte le sue crepe. Mentre voi eravate in silenzio, la storia ha fatto un passo avanti. Godetevi il riposo: la realtà, per fortuna, non aspetta i vostri comunicati stampa per liberarsi dei tiranni e gettare un’ennesima pietra tombale su un “Diritto internazionale” dei regimi sanguinari di esistere.

Enrico Lazzari