Si avvia verso l’aula di tribunale il caso che ha scosso le istituzioni riminesi la scorsa estate, coinvolgendo un ex dipendente della Prefettura accusato di gravi condotte ai danni di donne vulnerabili. La Procura di Rimini ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per l’uomo, accusato di aver approfittato del proprio ruolo pubblico per molestare cittadine straniere che si erano rivolte ai suoi uffici per il disbrigo di pratiche burocratiche. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, delinea un quadro di presunti abusi consumati proprio all’interno degli spazi istituzionali.
L’attività investigativa, affidata alla Squadra Mobile, ha permesso di raccogliere un solido impianto probatorio composto da documenti fotografici e filmati che documenterebbero le molestie. L’accusa contestata è quella di violenza sessuale, con l’aggravante specifica di aver agito violando i doveri inerenti a una pubblica funzione. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato avrebbe trasformato i momenti di assistenza amministrativa in occasioni per colpire donne che, a causa della loro origine straniera e della necessità di ottenere documenti, si trovavano in una posizione di particolare fragilità.
Durante la fase istruttoria, l’ex funzionario, assistito dalle legali Claudia Puzone e Arianna Zanetti del Foro di Rimini, ha affrontato l’interrogatorio davanti ai magistrati. In quella sede, il soggetto ha ammesso le proprie responsabilità rispetto agli addebiti contestati, manifestando pentimento per le azioni commesse e proponendo contestualmente un risarcimento economico alle parti offese. Nonostante l’ammissione di colpa, la gravità delle circostanze ha spinto la Procura a procedere con la richiesta di processo.
La vicenda, nata dalla coraggiosa denuncia di una delle vittime presentata nei mesi scorsi, mette ora la parola fine alla fase delle indagini preliminari. Con il deposito della richiesta di rinvio a giudizio, spetterà al Giudice per l’Udienza Preliminare valutare gli elementi raccolti e decidere sull’apertura del dibattimento che vedrà l’ex dipendente pubblico rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia.











