Cronaca. Medio Oriente, missili iraniani su base Usa: atteso il nuovo leader

Nel quinto giorno di conflitto aperto tra Stati Uniti, Israele e l’Iran, la tensione bellica ha raggiunto nuovi vertici. Mentre le forze armate iraniane rivendicano una massiccia offensiva missilistica contro obiettivi occidentali, a Teheran si preparano le esequie della Guida Suprema uccisa sabato scorso, con il figlio Mojtaba che appare ormai come il favorito assoluto per raccoglierne l’eredità politica e spirituale.

L’offensiva di Teheran e la risposta americana

Le Guardie della Rivoluzione iraniana hanno comunicato di aver assunto il pieno controllo dello Stretto di Hormuz e di aver scagliato quaranta missili balistici contro postazioni statunitensi e israeliane. Uno di questi ordigni è riuscito a eludere in parte le difese aeree del Qatar, colpendo la base americana di Al Udeid, la più grande installazione militare di Washington nella regione. Sebbene il ministero della Difesa qatariota non abbia segnalato vittime nella struttura, le conseguenze dei lanci si sono rivelate fatali in Kuwait, dove una bambina di undici anni ha perso la vita a causa delle schegge di un vettore intercettato.

Sul fronte opposto, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato lo schieramento di cinquantamila soldati nell’area, annunciando l’arrivo imminente di ulteriori rinforzi aerei e terrestri. Secondo i vertici militari di Washington, dall’inizio delle operazioni sono già stati colpiti quasi duemila obiettivi strategici riconducibili al regime islamico. Nel frattempo, l’esercito israeliano continua a operare anche sul fronte libanese, dove un recente bombardamento su un complesso residenziale a Baalbek ha provocato cinque morti, quindici feriti e tre dispersi.

Successione, retroscena e contraccolpi globali

L’attuale escalation affonda le radici nel raid aereo dello scorso fine settimana. Secondo indiscrezioni diffuse dalla stampa estera, l’attacco sarebbe stato pianificato a fine febbraio durante un colloquio telefonico riservato tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu, con l’intento di sfruttare una riunione di alto livello per neutralizzare i vertici iraniani in un solo colpo. A partire da questa sera si terranno le commemorazioni funebri di Ali Khamenei, che dureranno tre giorni e si concluderanno con la sepoltura a Mashhad. L’Assemblea degli esperti si appresta a nominare il figlio Mojtaba come nuovo leader supremo, una mossa che il ministro della Difesa israeliano ha già anticipato definendo qualsiasi successore come un bersaglio da eliminare.

Il conflitto sta scuotendo pesantemente gli equilibri internazionali, alimentando inoltre voci su presunti piani dell’intelligence americana per armare le milizie curde e favorire una rivolta interna in Iran. I timori per l’approvvigionamento energetico hanno spinto il greggio oltre gli ottanta dollari al barile, aggravati dall’incapacità dei produttori statunitensi di sopperire rapidamente a eventuali carenze, mentre le borse asiatiche hanno subito crolli verticali, con Tokyo in ribasso di oltre il quattro per cento. Sul piano diplomatico le posizioni restano frammentate: la Spagna ha lanciato un accorato appello per il cessate il fuoco, la Germania ha ribadito il proprio sostegno alla linea di Washington volta a rovesciare il regime, mentre il Canada ha denunciato la crisi come l’ennesimo fallimento del sistema internazionale.