Un’operazione lampo condotta dai Carabinieri di Riccione ha portato all’arresto di un uomo di 32 anni e di una donna di 50 anni, entrambi domiciliati nel Riminese, sorpresi in flagranza durante un tentativo di truffa ai danni di un anziano di 86 anni. L’intervento è avvenuto nell’anconetano, mettendo fine a un raggiro architettato con estrema freddezza. I militari dell’Arma seguivano da tempo i movimenti dei due sospettati, monitorandone gli spostamenti fino alla tarda mattinata di ieri, martedì 3 marzo, quando l’auto della coppia è stata localizzata a Montemarciano, proprio mentre il piano criminale entrava nella sua fase operativa.
La dinamica del colpo si è sviluppata secondo uno schema purtroppo consolidato: la truffa del finto carabiniere. Tutto è iniziato con una telefonata ricevuta dalla vittima, durante la quale un complice si spacciava per un esponente dell’Arma, informando l’anziano che la sua vettura era stata utilizzata da una banda di criminali per compiere una rapina. Per rendere credibile la messinscena, il sedicente militare annunciava l’imminente arrivo di alcuni colleghi presso l’abitazione dell’86enne per verificare se in casa fossero presenti oggetti riconducibili alla refurtiva di quella stessa rapina.
Proprio in quel momento è entrata in azione la 50enne, che si è presentata alla porta della vittima riuscendo a farsi consegnare un orologio e una collana d’oro. Mentre lei agiva all’interno, il 32enne attendeva in auto poco distante, pronto a favorire una fuga veloce. Il piano è però fallito grazie al pronto intervento dei Carabinieri di Riccione, che hanno bloccato i due malviventi e recuperato la refurtiva.
Nella mattinata di oggi, mercoledì 4 marzo, il giudice ha proceduto alla convalida dei provvedimenti restrittivi. Le misure cautelari stabilite vedono il 32enne sottoposto agli arresti domiciliari, mentre per la donna è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Entrambi restano ora a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa del processo, mentre l’episodio sottolinea ancora una volta l’importanza del monitoraggio costante sul territorio per contrastare i reati predatori ai danni delle fasce più vulnerabili.












