Il sesto giorno del conflitto che vede contrapposti Stati Uniti e Israele all’Iran segna una drammatica impennata delle violenze su scala globale. La notte appena trascorsa ha registrato pesanti bombardamenti su Teheran, mentre il Governo italiano, riunitosi in Parlamento, ha delineato le contromisure nazionali per far fronte a una crisi dalle conseguenze imprevedibili.
I vertici italiani alzano i livelli di sicurezza
La risposta delle istituzioni italiane è stata illustrata oggi alla Camera dai ministri della Difesa e degli Esteri, affiancati dalle rassicurazioni della presidenza del Consiglio. La massima carica dell’esecutivo ha chiarito in via definitiva che l’Italia non è in guerra e non intende prenderne parte, avvertendo inoltre che verranno imposte pesanti tassazioni a qualsiasi azienda tenti di speculare sui rincari delle bollette energetiche scatenati dalla crisi.
Sul fronte della sicurezza, il ministero della Difesa ha ordinato di innalzare al massimo livello la protezione aerea e antibalistica nazionale. Per tutelare i connazionali all’estero, la Farnesina ha già coordinato l’evacuazione di diecimila civili dalle zone a rischio, mentre le truppe militari italiane schierate nel Golfo stanno subendo una profonda riorganizzazione, con oltre duecentocinquanta soldati trasferiti d’urgenza in Arabia Saudita. L’Italia, rispondendo alle richieste di aiuto dei Paesi alleati nell’area, si prepara inoltre a inviare sistemi di difesa missilistica e anti-drone in Medio Oriente. Nessuna variazione, invece, per l’utilizzo delle basi americane sul suolo italiano, regolate da rigidi accordi storici e per le quali non sono giunte richieste di impiego bellico.
Guerra totale in mare e dal cielo
Il teatro degli scontri si è esteso ben oltre i confini terrestri. Le forze iraniane hanno rivendicato l’attacco e il conseguente incendio di una petroliera statunitense nel Golfo Persico. Parallelamente, si è consumata una tragedia marittima nell’Oceano Indiano, dove l’affondamento di una nave militare iraniana ha provocato il recupero di ottantasette cadaveri e la scomparsa di una sessantina di marinai, con i pochi sopravvissuti trasferiti negli ospedali dello Sri Lanka. Le autorità di Teheran hanno promesso ritorsioni durissime contro Washington per questo episodio.
L’escalation coinvolge un numero sempre maggiore di attori internazionali. Il regime della Corea del Nord ha fatto sapere di essere pronto a rifornire l’Iran di armamenti missilistici, sostenendo che un solo ordigno basterebbe per annientare lo Stato di Israele. Nel frattempo, i vertici militari israeliani hanno fatto sapere che le operazioni di logoramento contro le infrastrutture nemiche proseguiranno per almeno un’altra settimana, o forse due.
Il caos regionale e il bilancio delle vittime
La tensione si riversa sui Paesi limitrofi. La notte scorsa, forti esplosioni sono state avvertite a Gerusalemme a causa del lancio di missili provenienti dall’Iran, mentre un drone sempre di matrice iraniana ha colpito l’area aeroportuale in Azerbaigian. Ha invece assunto i contorni della disinformazione la notizia, inizialmente diffusa da media americani e israeliani, di una massiccia invasione di terra in territorio iraniano da parte di milizie curde: le stesse autorità curdo-irachene hanno smentito categoricamente qualsiasi sconfinamento.
Il costo in termini di vite umane assume contorni catastrofici. Il ministero della Sanità iraniano stima che i raid congiunti di Stati Uniti e Israele abbiano provocato finora quasi mille morti e oltre seimila feriti tra la popolazione. Anche il Libano continua a contare le proprie vittime, con tre decessi registrati nelle ultime ore a seguito di un attacco aereo mirato lungo l’autostrada che conduce all’aeroporto di Beirut.












