San Marino, prevenire la demenza è possibile: il 40% dei fattori di rischio si può evitare

L’invecchiamento progressivo della popolazione porta con sé una sfida sanitaria e sociale sempre più complessa: la gestione delle demenze. Tuttavia, le nuove evidenze scientifiche aprono scenari di speranza sul fronte della prevenzione, indicando che ben il 40% dei casi è riconducibile a fattori di rischio potenzialmente modificabili nel corso della vita. È questo il tema centrale del terzo modulo del Master in Medicina Geriatrica “Giancarlo Ghironzi”, che si terrà il 13 e 14 marzo presso l’aula didattica dell’Alta Formazione dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino (UNIRSM).

In un comunicato diffuso in data odierna, lunedì 9 marzo 2026, dall’Associazione Sammarinese di Gerontologia e Geriatria (ASGG), viene sottolineato come la demenza non sia una singola malattia, ma una sindrome clinica complessa. “È caratterizzata da un declino progressivo delle funzioni cognitive come memoria, linguaggio e attenzione, che interferiscono direttamente con l’autonomia della persona”, ha spiegato il dottor Carlo Renzini, presidente ASGG.

I numeri descrivono un’emergenza silenziosa: solo in Italia si stimano oltre un milione di persone affette da demenza, circa l’8% della popolazione over 65. La forma più diffusa resta la malattia di Alzheimer (60% dei casi), seguita dalla demenza vascolare, causata da micro-infarti cerebrali o ictus. Esistono poi forme meno frequenti ma altrettanto invalidanti, come la demenza a corpi di Lewy o quella legata alla malattia di Parkinson.

La chiave di volta, secondo gli esperti, risiede nella prevenzione primaria. Intervenire su istruzione, alimentazione, attività fisica, isolamento sociale e controllo di patologie come diabete e ipertensione può drasticamente ridurre l’incidenza della sindrome. “La prevenzione deve continuare anche dopo la diagnosi”, precisa la nota dell’ASGG, “per rallentare il decorso della malattia attraverso la prevenzione secondaria”.

Sul fronte terapeutico, sebbene la ricerca si stia spingendo verso l’uso di anticorpi monoclonali anti-amiloide, il ruolo degli interventi psico-sociali resta fondamentale. Terapie occupazionali, musicoterapia e programmi di sostegno per i caregiver, spesso attivati nei centri diurni Alzheimer, rappresentano strumenti essenziali per mantenere le abilità residue dei pazienti. L’approccio moderno punta dunque alla persona nella sua interezza clinica, funzionale e sociale, superando la visione focalizzata esclusivamente sulla patologia.

Le lezioni del Master, che si svolgeranno venerdì 13 e sabato 14 marzo a Dogana, saranno tenute dal professor Giovanni Zuliani e dalla dottoressa Gloria Brombo dell’Università di Ferrara. I docenti approfondiranno il cosiddetto modello delle “3D”: demenza, depressione e delirium, offrendo ai professionisti iscritti una visione multidisciplinare e aggiornata per la gestione del paziente geriatrico.